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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
06.11.2011 Un viaggio alla Mecca con sunniti e sciiti
Arabia Saudita e Iran, analisi di Roberto Tottoli

Testata: Corriere della Sera
Data: 06 novembre 2011
Pagina: 30
Autore: Roberto Tottoli
Titolo: «Insieme alla Mecca ma più nemici che mai, pellegrinaggi islamici e primavere arabe»

Sul CORRIERE della SERA di oggi, 06/11/2011, a pag.30, con il titolo "Insieme alla Mecca ma più nemici che mai, pellegrinaggi islamici  e primavere arabe ", Roberto Tottoli analizza un aspetto dei rapporti fra Arabia Saudita e Iran.

Si celebra oggi il primo giorno della festa del Sacrificio, che segna il momento culminante del pellegrinaggio alla Mecca. Si calcola che oltre due milioni e mezzo di musulmani abbiano fin qui partecipato ai complessi rituali. Hanno seguito e seguiranno, sacrificando oggi un montone o un altro animale, ogni minimo particolare di quel che Maometto fece negli ultimi suoi pellegrinaggi.
Mai come quest'anno, però, il pellegrinaggio cade in un momento delicato. I musulmani provenienti da Tunisia, Libia ed Egitto difficilmente avranno perso l'occasione per confrontarsi e raccontarsi la nuova stagione che pare aprire alla fratellanza musulmana un ruolo politico nuovo e importante. Gli iraniani sono e saranno invece i più sorvegliati. Ogni anno, la polizia religiosa saudita è accusata di vessare e infastidire chi non segue il rituale tradizionale sunnita imposto dai wahhabiti. Gli sciiti sono infatti le vittime preferite di reprimende e censure religiose in nome di un'ostilità saudita mai sopita nei confronti di ogni espressione dello sciismo. Non meno significativo, in quest'ottica, è il ricordo degli scontri che nel pellegrinaggio del 1987 contrapposero gli sciiti alle forze di sicurezza saudite e che causarono più di 400 morti. In questi primi due giorni, oltre centomila agenti di sicurezza e unità anti terrorismo hanno accompagnato la folla di pellegrini, a testimonianza del timore di disordini.
Sono proprio i rapporti e il ruolo di Arabia Saudita e Iran che sono messi alla prova in questi giorni. Gli scontri tra sciiti e sunniti dal Bahrein alla Siria e lo sventato attentato negli Stati Uniti hanno approfondito la radicata ostilità reciproca. Le opportunità aperte dalle primavere arabe per la militanza islamica li vede in prima fila, a dividersi con Turchia e anche Qatar ambizioni e aspirazioni. Questo pellegrinaggio, fin qui senza incidenti, e accompagnato da tanti timori, celebra così l'unità ideale di una comunità religiosa in realtà profondamente divisa. Con Arabia Saudita e Iran nemici più che mai, una volta smessa la veste bianca del pellegrino.

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