Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Ecco un esempio di menzogna omissiva stampata sul Corriere della Sera
Testata: Corriere della Sera Data: 22 giugno 2011 Pagina: 15 Autore: La redazione del Corriere della Sera Titolo: «Case e scuole a Gaza. Arriva il sì di Israele»
GERUSALEMME— Il governo israeliano ha dato il permesso all’Onu di importare materiale da costruzione a Gaza per la realizzazione di due progetti di edilizia residenziale che prevedono 1.200 abitazioni e 18 scuole. «Abbiamo approvato la realizzazione di due grandi progetti dell’Unrwa (Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi)— ha detto un funzionario israeliano— la costruzione di 18 scuole e di 1.200 unità abitative a Rafah e a Tall al-Sultan (sud di Gaza)» . Il coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, Robert Serry, ha accolto con favore «questo passo importante» , aggiungendo che il valore totale dei progetti si aggira «intorno ai 100 milioni di dollari» . «Continueremo a lavorare — ha spiegato Serry — per realizzare questi progetti in modo tempestivo» .
Questa 'breve' è uscita sul CORRIERE della SERA di oggi, 22/06/2011, a pag.15, con il titolo "Case e scuole a Gaza. Arriva il sì di Israele". Il breve testo non aiuta a capire, il lettore potrebbe dedurne che Israele può impedire la costruzione di immobili a Gaza ! La verità è un'altra, Israele, per ovvi motivi di sicurezza, ha sempre cercato di esercitare il proprio controllo su tutte le importazioni verso Gaza, che è giudicato 'stato nemico'. Questo valeva anche per l'Egitto, ora non più dopo l'apertura del confine tra Egitto e Gaza. Molti materiali di costruzione possono avere scopi militari, era un non senso farli transitare con il consenso di Israele, quando Hamas si comporta nei confronti dello Stato ebraico nel modo che consociamo. Adesso c'è un responsabile del progetto, l'UNRWA, se arriveranno materiali sospetti Israele saprà a chi rivolgersi. IC redazione
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