Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Continuare a lottare per Sakineh Commento di Bernard-Henri Lévy
Testata: Corriere della Sera Data: 03 gennaio 2011 Pagina: 26 Autore: Bernad-Henri Lévy Titolo: «Per Sakineh si apre uno spiraglio solo se la pressione resta alta»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 03/01/2011, a pag. 26, l'articolo di Bernad-Henri Lévy dal titolo " Per Sakineh si apre uno spiraglio solo se la pressione resta alta ".
Ha ragione Bernard-Henri Lévy quando scrive che le dichiarazioni del regime di Ahmadinejad vanno prese con cautela. Già in passato sembrava che la liberazione di Sakineh fosse imminente, invece è ancora prigioniera. La teocrazia iraniana non può essere considerata un interlocutore affidabile. Oltre a tutto c'è la certezza che Sakineh può avere ottenuto di non essere lapidata in cambio di una sua collaborazione, puntualmente avveratasi con le sue dichiarazioni in merito all'atteggiamento della stampa occidentale che " avrebbe strumentalizzato la vicenda". Ecco il pezzo:
Bernard-Henri Lévy Sakineh
Ancora una volta, le dichiarazioni di Malek Ajdar Sharifi, alto funzionario della Giustizia iraniana della provincia dell’Azerbaijan orientale, impongono la massima prudenza. Conosciamo troppo bene l’abitudine del potere iraniano a fare il bello e il cattivo tempo, a incutere spavento e speranza, per non accogliere con estrema cautela la dichiarazione (relativa a un possibile annullamento della condanna a morte per lapidazione di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, ndr) che il responsabile della magistratura iraniana ha rilasciato ieri a Tabriz. Tale dichiarazione, infatti, assieme alla buffonata di sabato sera, può voler dire due cose: o ci si appresta a commutare la condanna a morte per lapidazione in un’altra pena, per esempio l’impiccagione — e sarebbe altrettanto orrendo— o il potere iraniano sta cercando una via d’uscita per cominciare, senza perdere la faccia, a fare marcia indietro — e sarebbe una dimostrazione che, come sosteniamo ormai da mesi, la mobilitazione paga. In entrambi i casi, non bisogna perdere coraggio né allentare la pressione. I regimi totalitari sono forti solo delle nostre debolezze. Se cediamo, andranno avanti. Se persistiamo, faranno un passo indietro.
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