Jordan Peterson intervista Benjamin Netanyahu sulla storia di Israele Video con sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello
Jordan B. Peterson intervista il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu sulla storia di Israele e sul diritto degli ebrei alla loro terra ancestrale, la Terra d'Israele, situata tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo. Questa è la risposta alla narrazione falsa araba e alla loro assurda rivendicazione della terra di Israele, la patria del popolo ebraico da tempo immemorabile. La risposta a qualsiasi rivendicazione araba su una terra che chiamano "Palestina". La terra di Israele, che hanno invaso, non è mai stata terra araba e non sarà mai loro.
Continuare a lottare per Sakineh Commento di Bernard-Henri Lévy
Testata: Corriere della Sera Data: 03 gennaio 2011 Pagina: 26 Autore: Bernad-Henri Lévy Titolo: «Per Sakineh si apre uno spiraglio solo se la pressione resta alta»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 03/01/2011, a pag. 26, l'articolo di Bernad-Henri Lévy dal titolo " Per Sakineh si apre uno spiraglio solo se la pressione resta alta ".
Ha ragione Bernard-Henri Lévy quando scrive che le dichiarazioni del regime di Ahmadinejad vanno prese con cautela. Già in passato sembrava che la liberazione di Sakineh fosse imminente, invece è ancora prigioniera. La teocrazia iraniana non può essere considerata un interlocutore affidabile. Oltre a tutto c'è la certezza che Sakineh può avere ottenuto di non essere lapidata in cambio di una sua collaborazione, puntualmente avveratasi con le sue dichiarazioni in merito all'atteggiamento della stampa occidentale che " avrebbe strumentalizzato la vicenda". Ecco il pezzo:
Bernard-Henri Lévy Sakineh
Ancora una volta, le dichiarazioni di Malek Ajdar Sharifi, alto funzionario della Giustizia iraniana della provincia dell’Azerbaijan orientale, impongono la massima prudenza. Conosciamo troppo bene l’abitudine del potere iraniano a fare il bello e il cattivo tempo, a incutere spavento e speranza, per non accogliere con estrema cautela la dichiarazione (relativa a un possibile annullamento della condanna a morte per lapidazione di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, ndr) che il responsabile della magistratura iraniana ha rilasciato ieri a Tabriz. Tale dichiarazione, infatti, assieme alla buffonata di sabato sera, può voler dire due cose: o ci si appresta a commutare la condanna a morte per lapidazione in un’altra pena, per esempio l’impiccagione — e sarebbe altrettanto orrendo— o il potere iraniano sta cercando una via d’uscita per cominciare, senza perdere la faccia, a fare marcia indietro — e sarebbe una dimostrazione che, come sosteniamo ormai da mesi, la mobilitazione paga. In entrambi i casi, non bisogna perdere coraggio né allentare la pressione. I regimi totalitari sono forti solo delle nostre debolezze. Se cediamo, andranno avanti. Se persistiamo, faranno un passo indietro.
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