Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Neonazi condannato per il furto di Auschwitz Sconterà la pena in Svezia
Testata: Corriere della Sera Data: 31 dicembre 2010 Pagina: 21 Autore: La redazione Titolo: «Un neonazi condannato per il furto di Auschwitz»
Condannato a due anni e mezzo il responsabile del furto della scritta "Arbeit macht frei" ad Auschwitz. Sconterà la pena in Svezia. La cronaca sul CORRIERE della SERA di oggi, 31/12/2010, a pag. 21, con il titolo " Un neonazi condannato per il furto di Auschwitz"
CRACOVIA— L’ex leader neonazista svedese Anders Hoegstroem è stato condannato ieri a due anni e otto mesi di carcere per istigazione al furto della celebre insegna Arbeit macht frei dell’ex campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau. Lo ha annunciato il portavoce di un tribunale di Cracovia, nel sud della Polonia e poco lontano da dove sorgeva il lager nazista in cui si stima siano state assassinate 1,1 milioni persone, soprattutto ebrei. Anders Hoegstroem, 34 anni, si è dichiarato colpevole. «Sconterà la sua pena in Svezia, dove sarà trasferito tra sette giorni quando il verdetto sarà esecutivo» , ha spiegato il portavoce del tribunale polacco. La scritta in metallo Arbeit macht frei («Il lavoro rende liberi» ), che appariva sull’ingresso principale dell’ex campo di concentramento, era stata trafugata nel dicembre 2009 e trovata meno di tre giorni dopo, divisa in tre pezzi. Riassemblata, la scritta alta 5 metri è ora custodita all’interno del museo del lager mentre all’ingresso è stata collocata una copia. I cinque polacchi che avevano rubato la scritta divenuta simbolo delle atrocità naziste erano stati immediatamente arrestati: due sono stati condannati ieri a 2 anni e mezzo di carcere e gli altri tre erano stati condannati mesi fa.
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