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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
13.11.2010 La democrazia in salsa palestinese
arrestano anche i blogger

Testata: Corriere della Sera
Data: 13 novembre 2010
Pagina: 21
Autore: Francesco Battistini
Titolo: «Arrestato blogger palestinese: insultava l'islam»

Il mondo democratico dovrebbe immediatamente mobilitarsi per salvare un coraggioso palestinese,  Walid Husayin, che rischia anche la vita nei territori dell'Autorità palestinese, per aver detto la sua sull'islam sul suo blog.
Non succederà nulla, invece, non è mica stato arrestato dagli israeliani. Vogliamo scommettere ?
Ecco la cronaca, molto breve, di Francesco Battistini sul CORRIERE della SERA di oggi, 13/11/2010, a pag.21, con il titolo "Arrestato blogger palestinese: insultava l'islam":


gli strumenti della 'democrazia' palestinese

GERUSALEMME — Doppia vita, doppia morale. Il venerdì, Walid Husayin, 26 anni, barbiere di Qalqiliya, andava alla moschea col babbo e pregava devoto. Il sabato, chiusa bottega, andava in un internet café di Ramallah a bloggare. Sotto falso nome, scrivendo le sue vere idee: bestemmie su Allah, insulti a Maometto, ironie sull'Islam. «Aprite i vostri Corani, ma intanto fatevi una canna». Oppure: «Solo l'ateismo salverà il popolo». Il suo gruppo su Facebook aveva raggiunto 7mila contatti. Finché, dopo settimane d'indagini, la polizia dell'Autorità palestinese non l'ha arrestato in flagrante: Walid è in carcere dal 31 ottobre e rischia l'ergastolo. «Bruciatelo vivo!», scrivono sui blog arabi. Il primo caso d'un palestinese, in Cisgiordania, arrestato per le sue opinioni religiose. Poche voci in sua difesa: l'Anp, preoccupata della crescita di Hamas, attenta al sostegno di turchi e sauditi, da qualche tempo dimostra più attenzione ai temi islamici. E' di queste settimane la chiusura dell'orfanotrofio femminile (finanziato dai cattolici italiani) di Betania, giustificata con irregolarità amministrative. Ed è stata una circolare del ministero dell'Interno, che invita alla vigilanza i proprietari d'internet café, a smascherare Walid: «Stava al computer anche 7 ore di seguito — dice Ahmed Abu Asal, l'uomo che l'ha denunciato — mi sono insospettito». Interrogata dalla polizia, la madre ha detto d'essersi accorta delle «strane idee» del figlio e d'avere, per questo, scollegato tutti i computer di casa: ora la famiglia, terrorizzata da minacce, la bottega di barbiere disertata, ha preso le distanze da Walid e chiesto che «rimanga in prigione tutta la vita, perché ci ha disonorati».

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