Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Nella agenzia 'Un Women' candidati i sauditi e l’Iran Onu sempre peggio
Testata: Corriere della Sera Data: 10 novembre 2010 Pagina: 23 Autore: La redazione del Corriere della Sera Titolo: «Nella agenzia Un Women candidati i sauditi e l’Iran»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 10/11/2010, a pag. 23, l'articolo dal titolo " Nella agenzia Un Women candidati i sauditi e l’Iran ".
NEW YORK — Polemiche furiose, ieri al Palazzo di Vetro, per la candidatura di Arabia Saudita e Iran a entrare nel consiglio della nuova agenzia Onu per le donne (Un Women). «È uno scherzo», ha detto la dissidente iraniana Shirin Ebadi, mentre altre organizzazioni femministe e per i diritti umani si sono unite alla condanna. L’Arabia Saudita otterrà di certo uno dei seggi destinati ai Paesi che hanno finanziato Un Women. La Repubblica islamica guidata da Ahmadinejad si è candidata per una delle undici poltrone riservate invece ai Paesi asiatici, e potrebbe restare fuori grazie alla candidatura, in extremis, di Timor Est. Oggi verranno selezionati i 41 Paesi incaricati di guidare il consiglio della nuova agenzia. Il volto di Un Women, che sarà operativa da gennaio e avrà un budget iniziale di 500 milioni di dollari, sarà l’ex presidente del Cile Michelle Bachelet. Ieri a New York il premio Nobel Ebadi ha criticato la probabile elezione di Arabia e Iran in un’affollata conferenza stampa insieme ad altre attiviste.
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