Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Il Sinodo non ha attaccato abbastanza Israele la visione distorta di Filippo Gentiloni
Testata: Il Manifesto Data: 07 novembre 2010 Pagina: 10 Autore: Filippo Gentiloni Titolo: «Nel cuore delle sofferenze dei palestinesi»
Riportiamo dal MANIFESTO di oggi, 07/11/2010, a pag. 10, l'articolo di Filippo Gentiloni dal titolo " Nel cuore delle sofferenze dei palestinesi ".
Gentiloni prima accusa i cristiani di non far sentire abbastanza la loro voce per quanto riguarda la situazione dei palestinesi, poi si rallegra del documento 'Kairos Palestina', pubblicato da Pax Christi e firmato da diversi padri sinodali. Un documento antisemita che il sinodo non ha smentito. Non è ben chiaro a che cosa alluda, perciò, Gentiloni all'inizio del suo pezzo. Forse il sinodo non è stato abbastanza contro Israele ? Effettivamente un paio di vescovi hanno osato denunciare la violenza dell'islam nei confronti dei cristiani. Sarà per questo che Gentiloni scrive : "Di fronte alla tragedia che sta attraversando la Palestina le voci cristiane sono scarse: è un lamento – una critica – che si sente spesso e da varie parti. Molti i motivi: forse è dominante la preoccupazione di molti cristiani che non vogliono urtare il mondo ebraico.". Chissà se i cristiani avessero voluto "urtare il mondo ebraico" che cosa avrebbero detto al Sinodo... Ecco l'articolo:
Di fronte alla tragedia che sta attraversando la Palestina le voci cristiane sono scarse: è un lamento – una critica – che si sente spesso e da varie parti. Molti i motivi: forse è dominante la preoccupazione di molti cristiani che non vogliono urtare il mondo ebraico. Ma che, così facendo, con il loro silenzio contribuiscono ad accrescere dolori e ingiustizie. È quello che lamenta uno dei pochi documenti cattolici usciti in questo periodo: «Kairos Palestina: un momento di verità». Una parola di fede, speranza e amore nel cuore delle sofferenze dei palestinesi. Lo pubblica Pax Christi, con prefazione di Fouad Twal, Patriarca Latino di Gerusalemme, e introduzione di Raniero La Valle. Un testo prezioso. Nella prima parte parlano i patriarchi dei capi delle chiese di Gerusalemme: «Abbiamo udito il grido dei nostri figli». Un momento di verità: «Una parola di fede, di speranza e di amore dal cuore della sofferenza palestinese». «Kairos Palestina» inizia descrivendo la triste realtà: «Dicono pace, pace, ma pace non c’è». Lo dice il muro di separazione eretto in territorio palestinese. E Gaza continua a vivere in condizioni inumane., mentre la libertà religiosa è limitata col pretesto della sicurezza. I rifugiati vivono ancora nei campi, in condizioni indegne di esseri umani. Così i prigionieri nelle carceri israeliane. Israele trasgredisce le leggi internazionali e i diritti umani. Una tragedia peggiorata dal conflitto interno fra i palestinesi. In mezzo a tutto questo, prosegue «Kairos Palestina », la nostra parola cristiana è una parola di fede, speranza e amore. Il documento termina con un appello ai leader religiosi ebrei e musulmani: «Con i quali condividiamo la stessa visione che ogni essere umano sia creato da Dio e abbia eguale dignità. Di qui l’obbligo per ciascuno di noi di difendere gli oppressi e la dignità che Dio ha riservato loro. Così ci erigiamo al di sopra delle relazioni politiche che hanno fallito fino a ora e che continuano a portarci su sentieri di insuccesso e sofferenza». Un appello prezioso che dovrebbe essere ascoltato anche al di là dei confini sofferenti della Palestina.
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