Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Sakineh è ancora viva, per ora E l'Iran ne approfitta per fare propaganda contro l'Occidente
Testata: Corriere della Sera Data: 04 novembre 2010 Pagina: 23 Autore: La redazione del Corriere della Sera Titolo: «Sakineh non è stata giustiziata. L’Occidente sparge veleno»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 04/11/2010,a pag. 23, l'articolo dal titolo " Sakineh non è stata giustiziata. L’Occidente sparge veleno ".
Sakineh, alcuni esempi di 'giustizia' iraniana
TEHERAN — Sakineh non è stata giustiziata. Anzi, è «in perfetta salute» e le voci su una sua imminente esecuzione fanno parte di una strumentalizzazione politica dell’Occidente. Così l’Iran ha reagito all’allarme dei gruppi per i diritti umani secondo i quali la donna, accusata di omicidio e adulterio, avrebbe potuto essere messa a morte ieri. Ma gli attivisti affermano che la vita di Sakineh rimane in pericolo e invitano i governi occidentali a non abbassare la guardia, mentre il presidente francese Nicolas Sarkozy avverte le autorità di Teheran che «se sfiorano anche un capello» della donna, «ogni dialogo esistente cesserebbe immediatamente». Il ministro degli Esteri iraniano, Manuchehr Mottaki, ha detto che «la decisione finale» sulla condanna a morte «non è ancora stata presa» e che l’esame della questione «continua nel quadro della legge». Sakineh Mohammadi-Ashtiani «è in perfetta salute», ha confermato Malek Ajdar Sharifi, il capo dell’apparato giudiziario della provincia dell’Azerbaigian dell’Est, dove la donna è imprigionata. Sharifi ha aggiunto che, con le voci diffuse sull’esecuzione, la stampa occidentale cerca di «creare un’atmosfera velenosa contro l’Iran».
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