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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
29.10.2010 Lo scrittore Ameer Makhoul ha confessato essere una spia di Hezbollah
Che cosa ne pensano i pacifisti che accusavano Israele di averlo arrestato a torto ?

Testata: Corriere della Sera
Data: 29 ottobre 2010
Pagina: 19
Autore: Francesco Battistini
Titolo: «Lo scrittore arabo-israeliano confessa: Sì, ho fatto la spia per Hezbollah»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 29/10/2010, a pag. 19, l'articolo di Francesco Battistini dal titolo " Lo scrittore arabo-israeliano confessa: Sì, ho fatto la spia per Hezbollah ".


Ameer Makhoul

GERUSALEMME — Dicevano: è una spia. Ribattevano: è un pacifista. Rincaravano: ha confessato. Obbiettavano: l’hanno torturato. Per un anno e mezzo la strana storia di Ameer Makhoul, lo scrittore arabo israeliano incarcerato per aver passato informazioni agli Hezbollah durante la guerra del Libano 2006, è stata un’infinita questione che ha spaccato le coscienze: un amico del nemico o, semplicemente, un intellettuale scomodo incastrato per dare una lezione a tutti quelli come lui? La prova che «molti arabi d’Israele sono inaffidabili», come sostiene la destra? O l’evidenza che «qui la legge non è uguale per tutti», come dice la sinistra? Mercoledì, nel tribunale di Haifa, ha provveduto Makhoul a togliere qualche dubbio: ammettendo d’avere spiato, riconoscendo di non essere mai stato torturato, chiedendo di patteggiare una pena più lieve. E diventando un caso inevitabilmente politico, in un Paese che dibatte la proposta del governo Netanyahu d’imporre anche agli arabi, il 20% della popolazione, un giuramento di fedeltà alle radici ebraiche dello Stato.

La confessione di Makhoul è uno choc. Perché per questo intellettuale 52enne, animatore dell’associazione Ittijah che raggruppa le 64 Ong arabe d’Israele, consulente dell’Onu, membro del World Social Forum e amico di Noam Chomsky, per Makhoul s’erano mobilitati un po’ tutti: scrittori, universitari, compagnie teatrali, blog, sinistra. Tutti ad accusare i servizi israeliani d’avere oltrepassato il limite, arrestando il pacifista palestinese alle 3 di notte, lasciandolo per 12 giorni senza avvocato e per 21 in isolamento, privandolo di sonno e di cibo, estorcendogli dichiarazioni «sotto tortura» e non registrate, in una stanza dov’era stato per 36 ore legato a una sedia... «È detenuto solo per le sue idee», protestò Amnesty. Di colpo — schiacciato da imputazioni pesantissime come lo spionaggio aggravato, l’attentato alla sicurezza nazionale e la cospirazione col nemico —, mercoledì Makhoul ha ceduto. E davanti al giudice Yosef Elron, che gli chiedeva se fosse stato torturato, non ha fiatato: i suoi avvocati hanno chiesto uno sconto di pena (non farà meno di sette e più di dieci anni), riconoscendo che l’imputato s’incontrò almeno dieci volte con «uomini vicini a Hezbollah» durante i suoi viaggi in Europa e in Medio Oriente, per «fornire informazioni sensibili su strutture militari, sui movimenti d’autorità governative, sui luoghi in cui cadevano i missili», perfino sull’abitazione del capo dello Shin Bet, i servizi israeliani.

Si chiude il processo, non la polemica. Col gruppo «Ameer libero» su Facebook che continua a difendere lo scrittore: «Ma quale confessione! Lui ha ammesso i contatti con le Ong libanesi. Un’ovvietà: tutte le Ong libanesi hanno a che fare con Hezbollah! In Israele però basta pochissimo, per violare la legge sulla sicurezza. E per diventare un traditore». E le torture? «Non se n’è trovata traccia — dice l’editorialista di destra Dan Margalit —. Adesso, qualcuno deve delle scuse alla polizia: gli amici di Makhoul sono uguali agli estremisti ebrei che vanno a provocare gli arabi». «Visto che abbiamo ragione? — gongola David Roten, il parlamentare che ha proposto la legge sul giuramento d’ebraicità —. Ci sono arabi che lavorano per il nemico. Questa gente non ha diritto di cittadinanza: ha solo il dovere d’andarsene via». O di spiegare meglio: «Un giorno scriverò un libro — ha annunciato il condannato, rientrando in cella — e racconterò l’intera verità su ciò che è successo».

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