Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Fedeltā allo Stato ebraico: non badiamo alle grida di dolore L'analisi di Raphael Israeli
Testata: Informazione Corretta Data: 16 ottobre 2010 Pagina: 1 Autore: Raphael Israeli Titolo: «Non badate alle grida di dolore»
Non badate alle grida di dolore di Rapahel Israeli uscito su Haaretz il 13/10/2010 (traduzione di Angelo Pezzana)
Raphael Israeli č professore di Studi mediorientali all’Universitā ebraica di Gerusalemme. Nella primavera 2011 č previsto un suo tour italiano.
Nel nostro paese č venuta alla luce la necessitā, insieme al vantaggio, di emendare la Legge sulla Cittadinanza, per cui per diventare cittadini, con l’eccezione di chi beneficia della Legge del Ritorno, č richiesto il giuramento di fedeltā a Israele in quanto Stato ebraico (non c’č differenza con il giuramento di lealtā alla democrazia). I primi a sollevare grida di dolore e a esprimere la loro preoccupazione sulla democrazia israeliana sono stati gli arabi israeliani, come si autodefiniscono i cittadini palestinesi di Israele. Ad ascoltare le loro proteste, si direbbe che hanno inventato loro la democrazia e che adesso cercano di insegnarla agli israeliani, in procinto di passare ad un regime “fascista”, distruggendo quello “democratico”. Alcuni israeliani, da finti liberali, sostengono queste tesi prive di senso. Gli arabi che protestano sanno sicuramente che tutti gli Stati mediorientali abusano in fatto di nazionalismo senza battere ciglio ( mai facendo riferimento alla democrazia come componente della loro identitā ), eppure mai hanno espresso critiche verso questi apprezzati governi, paesi che gli ebrei hanno dovuto abbandonare perchč perseguitati. E’ interessante notare come migliaia di arabi dalla Giordania e dal Sudan arrivino e chiedano rifugio politico in questo repressivo paese, e nessuno pensi di cercare rifugio in Siria o in Libia. Ma queste sono bazzecole. Gran parte della battaglia si svolge a livello diplomatico, ma č ignorata da coloro che, da entrambe le parti, si oppongono all’ emendamento. Il Paragrafo 20 della Carta Nazionale Palestinese, che non č mai stato nč emendato nč annullato, stabilisce che gli ebrei non sono una nazione, per cui non hanno diritto ad uno Stato. C’č una ragione perchč il “moderato” Mahmud Abbas, un negatore della Shoah, rifiuti di riconoscere Israele quale Stato del popolo ebraico. C’č una ragione per cui tutti i leader degli arabi israeliani , anche fra gli eletti alla Knesset, chiedano la realizzazione del diritto al ritorno dei profughi. Sanno che, se questo si avverasse, la maggioranza dei cittadini di Israele sarebbe formata da arabi/palestinesi, vale a dire la fine dello Stato di Israele, e questo ci dice quale tipo di democrazia vogliono difendere. Per cui la richiesta di riconoscere Israele come Stato ebraico non č un capriccio, ma il risultato di un profondo convincimento da parte di coloro che vedono il futuro dello Stato come la loro linea guida. Se quelle sagge persone degli accordi di Oslo avessero chiesto, in cambio del riconoscimento di Israele al diritto dei palestinesi all’autodeterminazione, un diritto uguale per il popolo ebraico, allora tutto il mondo avrebbe sostenuto questo diritto di reciprocitā. E se noi, in cambio del riconoscimento dell’OLP (organizzazione per la liberazione della Palestina), avessimo chiesto che il Sionismo venisse riconosciuto in parallelo il movimento di liberazione del popolo ebraico, allora tutti i problemi che oggi stiamo affrontando si sarebbero risolti atomaticamente. Non si sarebbero nemmeno pių posti problemi in quel famigerato documento perchč, contrariamente ai pareri di molti leader israeliani che o non l’hanno letto o non l’hanno capito, quel documento non conteneva, e non contiene ancora adesso, nulla contro Israele, ma moltissimo contro il Sionismo, che i palestinesi pretendono di sradicare e che serve loro da piattaforma, sulla quale ammucchiare ogni sventura, indecente e insultante, del loro repertorio. Infine, stiamo pagando il conto dell’inefficienza lasciata dagli accordi di Oslo. Per cui non allarmiamoci sia per le dure proteste dei palestinesi o per le grida di dolore degli estremisti di casa nostra. Facciano pure, tanto l’emendamento prosegue la sua strada.