Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
L'Iran libera uno dei tre ostaggi americani gli altri due restano prigionieri
Testata: Corriere della Sera Data: 15 settembre 2010 Pagina: 16 Autore: Viviana Mazza Titolo: «Teheran libera detenuta americana»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 15/09/2010, a pag. 16, l'articolo di Viviana Mazza dal titolo " Teheran libera detenuta americana ".
I tre ostaggi americani in Iran. Sarah Shourd (al centro) è stata liberata
Per 410 giorni Nora Shourd, infermiera single 62enne, ha aspettato, con la valigia pronta e il passaporto in tasca. Le era stato concesso una volta sola, a maggio, di vedere la figlia Sarah, americana di 32 anni detenuta in Iran con l’accusa di spionaggio. Nelle riprese mandate in onda dalla tv Usa, era Sarah avvolta in una sciarpa bordeaux a rassicurare la madre, scossa, in un albergo di Teheran, carezzandole il volto e sistemandole il velo. Ieri Sarah Shourd è stata liberata su cauzione ed è partita per l’Oman, dove l’attendeva la madre. «Ho sperato e pregato per 410 giorni per questo momento», ha detto Nora. Ma ha ricordato che Shane Bauer, il fidanzato della figlia, e Josh Fattal, entrambi 28enni, restano in carcere. I tre americani sono stati arrestati il 31 luglio 2009 e incriminati per spionaggio e ingresso illegale in Iran. Negano: erano nel Kurdistan iracheno per fare trekking; se hanno sconfinato, è per errore. Shourd ha un nodulo al seno e cellule cervicali pre-cancerogene, dice la madre. Sarah Shourd si è detta «grata»: «Ho imparato molto dalle donne in Medio Oriente». Obama si è detto felice, ha chiesto di rilasciare anche gli altri. La liberazione della donna ha fatto emergere divisioni in Iran. C’è stato «un braccio di ferro tra Ahmadinejad che ne aveva annunciato il rilascio e la magistratura controllata dai suoi rivali conservatori», osserva la studiosa irano-americana Haleh Esfandiari, che racconta la sua detenzione a Evin in La mia casa la mia prigione, la mia patria (Garzanti). Ahmadinejad è atteso all’Onu a fine mese, «forse non voleva che gli si chiedesse perché teneva una donna malata in carcere». Ma la magistratura ha imposto una cauzione di 500 mila dollari. «Il caso mostra che il regime non è in grado di parlare con una sola voce. Gridano in tanti e vince chi grida più forte». Non è chiaro chi abbia pagato la cauzione: non è stata la famiglia e nemmeno il governo Usa, secondo funzionari americani.
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