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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
21.08.2010 La lapidazione è una tortura che non ha niente a che vedere con l'Occidente
Firmare l'appello di Bernard-Henri Lévy per impedire al regime iraniano di assassinare Sakineh

Testata:Corriere della Sera
Autore: Eva Cantarella
Titolo: «Lapidazione, nè greci nè latini ucciderebbero così Sakineh»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 21/08/2010, a pag. 50, l'articolo di Eva Cantarella dal titolo "  Lapidazione, nè greci nè latini ucciderebbero così Sakineh ".


Sakineh Ashtiani, Bernard-Henri Lévy 

Come morirebbe Sakineh, condannata alla lapidazione, se la pressione dell’opinione pubblica internazionale non riuscisse a bloccare la mano ai suoi carnefici (è attesa per oggi la sentenza sul riesame del caso)? Avvolta in un sudario bianco, verrebbe sepolta fino al petto e uccisa da parenti e astanti a colpi di pietre, le cui dimensioni dovrebbero essere tali da non consentirle una morte troppo rapida. Di media grandezza, le pietre dovrebbero garantire la durata media dell’esecuzione: circa trenta minuti.

Che l’orrore senza pari suscitato da questa esecuzione sia dovuto alla sua barbarie è ovvio: ma forse ad accrescerlo gioca anche un’altra considerazione, che come spesso accade è legata alla storia. La lapidazione non è mai entrata a far parte della nostra cultura giuridica. Nel mondo classico, nel quale affondano le radici del nostro diritto, «il chitone di pietre» (come lo chiama Ettore, nell’Iliade) era una forma di giustizia popolare al di fuori di ogni controllo istituzionale, che non fu accolto nel «giardino dei supplizi» né greco né romano. La morte con la pietra era un’esplosione di rabbia popolare, veniva inflitta da gruppi spontanei, senza accertamenti preliminari della colpevolezza. Non era un’istituzione giuridica: a «fare giustizia» non erano dei terzi estranei. La partecipazione delle parti offese all’esecuzione era in insanabile contrasto con l’esigenza dello Stato nascente di superare la fase della vendetta e di entrare in quella del diritto. Anche per questo il pensiero della lapidazione ci colpisce in modo particolare. Perché ci rimanda a una preistoria del diritto che ci illudevamo di aver per sempre superato. Secondo il comitato internazionale contro la lapidazione dal 1979 sono state effettuate 150 lapidazioni. Fermiamo questa vergogna, forse siamo in tempo. Firmiamo anche noi ( sul sito www.laregledujeu.org) l’appello lanciato da Bernard-Henri Lévy.

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