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Rassegna Stampa
16.06.2010 Udg sarà mai stato a Gaza?
altrimenti non scriverebbe di emergenze umanitarie inesistenti

Testata:
Autore: Umberto De Giovannangeli
Titolo: «Angurie e cemento pannolini e shampoo. A Gaza tutto vietato»

Riportiamo dall'UNITA' di oggi, 16/06/2010, a pag. 35, l'articolo di Umberto De Giovannangeli dal titolo " Angurie e cemento pannolini e shampoo. A Gaza tutto vietato ".

Udg descrive Gaza per ciò che non è.
Di questa situazione la colpa sarebbe di Israele.
Il blocco è solo navale e, comunque, è volto a impedire che nella Striscia entrino armi e materiali utili ad Hamas.
Gaza è povera? Udg non si chiede che fine hanno fatto i 4 miliardi e mezzo di $ stanziati dalla comunità internazionale per la ricostruzione? Tutti finiti nelle tasche di Hamas.
Udg è mai stato a Gaza?  Come mai  no si è accorto che non c'è nessuna emergenza umanitaria ? Può andare nella sezione Power Point di IC e scaricare quello dal titolo " Gaza affamata?". Le immagini scattate nella Striscia gli chiariranno le idee.
Ecco l'articolo:


Gaza affamata?

Fino a pochi giorni fa tra i prodotti off limits, «embargati », c’erano anche succhi di frutta, marmellata, dolci, biscotti, spezie, patatine, soda e schiuma da barba. Dopo il pressing internazionale susseguente al sanguinoso assalto degli uomini-rana israeliani contro la «Mava Marmaris», una delle navi della «Freedom Flotilla», Israele ha deciso di allentare le misure restrittive in vigore da tre anni. E così le patatine non sono più un’«arma» per Hamas. Maal bando ci sono ancora vestiti, materiale d'ufficio, i prodotti di carta e per la scuola... Sì, anche penne e quaderni sono off limits. Embargati. E lo stesso dicasi per carta igienica, sapone e spazzolini. Non ci credete? Pensate che questo elenco sia frutto di una volgare propaganda antisionista? Se lo pensate, sbagliate. Perché la realtà supera l’immaginazione. E allora avanti con altro materiale off limits: materassi, lenzuoli, federe, tè, caffè, cioccolato, noce moscata, kiwi, mandorle, angurie, zucche, prugne, avocado, albicocche, aceto, omogenizzati per bambini...Non basta?Eallora mettiamoci anche shampoo, pepe nero, frutta secca... Potremmo continuare ancora a lungo nell’elencazione. Spesso, e a ragione, per raccontare ciò che Gaza è, e nonda oggi, si usa la metafora della prigione. Una prigione a cielo aperto. Isolata dal resto del mondo. Errore. Perché, almeno in Occidente, in una prigione è possibile fare acquisti di beni di prima necessità, non manca la carta igienica... In questo, e non solo in questo, Gaza è peggio di una prigione. Tra i materiali embargati c’è anche il cemento. Una mancanza vitale. L’edilizia nella Striscia soffre delle conseguenze del lungo embargo imposto da Israele, che impedisce da un anno la ricostruzione o la riparazione delle 6.400 case danneggiate e distrutte durante l’Operazione «Piombo Fuso» dell’inverno 2008/2009. Sono 3.500 le famiglie senza più una casa, a fronte di una popolazione in continuo aumento. Quindici ospedali su 27 risultano distrutti o gravemente danneggiati, altri 43 edifici sanitari sono fuori uso. Tra i materiali off limits ci sono anche macchinari per la desalinizzazione delle acque per renderle potabili e carrozzine elettriche per disabili... E l’elenco è ancora lungo...

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