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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Manifesto Rassegna Stampa
27.10.2009 Israele come l'Iran. Un paragone assurdo e inaccettabile
Che ha trovato spazio sulle pagine del quotidiano comunista

Testata: Il Manifesto
Data: 27 ottobre 2009
Pagina: 9
Autore: Giuseppe Cassini
Titolo: «Sulle orme di Israele»

Riportiamo dal MANIFESTO di oggi, 27/10/2009, a pag.9, l'articolo di Giuseppe Cassini dal titolo " Sulle orme di Israele ".

La tesi assurda di Giuseppe Cassini sul nucleare iraniano è che " l’Iran non fa altro che ripercorrere il precedente israeliano ". Cassini scrive di una presunta intesa segreta (ma se è segreta come può Cassini esserne a conoscenza?) fra Stati Uniti e Israele che avrebbe permesso, negli ultimi 40 anni, allo Stato ebraico di dotarsi di un arsenale nucleare.
Ammesso e non concesso che Israele sia in possesso di una bomba atomica, la differenza con il caso iraniano è sostanziale. Israele è un paese che, fin dal momento della sua nascita, è stato minacciato di distruzione dagli Stati limitrofi. Inoltre il presunto nucleare israeliano non rappresenta una minaccia per nessuno Stato. Quello iraniano lo è, e non solo per Israele. Gli Usa e l'Occidente non sono altro che i prossimi bersagli. Per queste motivazioni il paragone di Cassini non regge. E' ridicolo e tragico mettere sullo stesso piano uno Stato democratico con una dittatura retta da un governo criminale. Ecco l'articolo:

 La favola del nucleare pacifico iraniano...solo il quotidiano comunista se la beve ancora

È da 40 anni esatti che gli Usa rispettano fedelmente un’intesa segreta, in forza della quale Washington si astiene dal porre agli israeliani domande «indiscrete» sull’arma letale e Israele si astiene dal rivelare pubblicamente di possederla. Dopo lo scacco di Suez (1956) la Francia aveva aiutato gli israeliani a dotarsi della tecnologia nucleare, poi si era presa spavento e aveva richiesto loro di aprirsi ad ispezioni internazionali. Nel 1960 Ben-Gurion concluse conDeGaulle un compromesso: i francesi non avrebbero insistito con la richiesta di ispezioni internazionali e gli israeliani avrebbero bloccato l’arricchimento dell’uranio (la centrale di Dimona – dichiarò Ben- Gurion a dicembre – sarà un centro di ricerca finalizzato a «scopi pacifici»). Anche gli Usa, contrari ad ogni proliferazione, si erano mostrati preoccupati; eppure la Cia non riuscì a comprovare nulla fino al 1968, quando ormai le prime bombe atomiche entravano in produzione. Gli israeliani erano riusciti ad ingannare due tra i migliori servizi di spionaggio del mondo. E agli americani rimase solo da concludere una patetica intesa «don’t ask, don’t tell», siglata con una stretta di mano tra Nixon e Golda Meir il 25 settembre 1969. Ora l’Iran non fa altro che ripercorrere il precedente israeliano: con una variante, però, degna di un fine scacchista. Attento a non violare in modo patente il Trattato di Non Proliferazione di cui è parte, sta sviluppando la tecnologia nucleare fino a raggiungere la fase in cui – con un’ultimamossa – sarebbe in grado di passare repentinamente dal civile al militare. A quel punto l’Iran avrebbe modo di ottenere due successi perseguiti da tempo: uno, farsi riconoscere dagli Stati uniti e dai loro grandi alleati sunniti (Turchia, Arabia Saudita, Pakistan) lo status di potenza regionale; due, avvalersi della sua potenziale force de frappe per costringere tutti quanti ad aprire il tavolo di disarmo nucleare del Medio Oriente. Suonerebbe strano che Obama – intenzionato a passare alla storia come il «presidente del disarmo nucleare» – non afferrasse l’occasione. E infatti ha dato due primi segnali di apertura: primo, accettare un dialogo diretto con le delegazioni iraniane a Vienna; secondo, astenersi invece di votare contro una Risoluzione dell’Assemblea Generale dell’Onu che invita tutti gli stati del Medio Oriente (leggasi Israele) ad accedere al Trattato di Non Proliferazione e a denuclearizzare la regione. Ora si attende da Washington un terzo segnale: superare la formula ipocrita concordata 40 anni fa da Nixon e Golda Meir. Ma a che serve – obietterà qualcuno – svelare pubblicamente un segreto di Pulcinella? Servirebbe, eccome, per dare una mano a risolvere il nodo spinoso del build-up nucleare iraniano. Perché la strategia del disarmo propugnata da Obama richiede che tutti gli attori giochino a carte scoperte; ed ostinarsi nei riguardi d’Israele a «non domandare, non svelare» regala una carta preziosa agli iraniani per proseguire nella loro tattica dissimulatoria.

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