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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
10.08.2009 Un goffo tentativo di confutare le tesi di Laqueur
L'analisi capovolta di Gianpiero Dalla Zuanna

Testata: Corriere della Sera
Data: 10 agosto 2009
Pagina: 10
Autore: Gianpiero Dalla Zuanna
Titolo: «Quelle previsioni esagerate sull'invasione islamica dell'Europa»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 10/08/2009, a pag. 10, l'articolo di Gianpiero Della Zuanna dal titolo " Quelle previsioni esagerate sull'invasione islamica dell'Europa ".

Gianpiero Dalla Zuanna tenta, maldestramente, di confutare la tesi di Walter Laqueur e sottovaluta la portata dell'immigrazione islamica vero l'Europa.
Sul fatto che i flussi migratori sono destinati a diminuire, si tratta di una opinione di Dalla Zuanna, non supportata da dati scientifici.
Dalla Zuanna scrive: "
Perché la stragrande maggioranza degli immigrati assumono — spesso molto rapidamente — idee, gusti, sogni, pregi e difetti del Paese che li ospita ". Ne deduciamo che, secondo lui, fa parte della cultura europea sottomettere la donna e costringerla a girare per strada col velo, e che, a suo avviso, le donne musulmane emigrate in Europa mettono il velo non perchè obbligate dal marito/padre/fratello, ma come segno di assimilazione della nuova cultura nella quale sono immerse.
Riguardo all'assimilazione della cultura europea da parte degli emigrati musulmani, saremmo curiosi di conoscere l'opinione di Dalla Zuanna riguardo a città come Malmoe o Rotterdam e riguardo a Paesi come la Gran Bretagna, dove non è stato concesso il visto d'ingresso a Geert Wilders (autore di FITNA, visibile nell'archivio video di IC) per paura di disordini con la comunità islamica locale.
Ecco l'articolo:

Un recente studio ripreso — spesso con toni allarmistici — da molti quotidiani dice che nel 2050 un europeo su cinque sarà musulmano. Questa previsione si basa su due ipotesi: che il flusso di immigrati dalle aree isla­miche verso l’Europa resti sostenuto an­che nei prossimi decenni e che le fami­glie islamiche continuino ad avere più fi­gli di quelle non islamiche.
Entrambe le ipotesi sono molto discutibili. I flussi emigratori dalle aree islami­che sono destinati — nel gi­ro di pochi anni — a dimi­nuire, perché il controllo delle nascite sempre più ra­pidamente sta investendo anche popolosi Paesi isla­mici come il Marocco, l’Egitto e il Pakistan. In Iran, già oggi, na­scono due figli per donna, come in Fran­cia. In molti Paesi europei continueran­no ad arrivare molti immigrati, ma pro­verranno per lo più dall’Africa e dall’Asia non islamiche e dalla cattolica America Latina. Inoltre, le coppie islamiche immi­grate in Europa hanno meno figli di quel­le rimaste in patria, e ancor meno ne avranno in futuro. In una recente indagi­ne sulle seconde generazioni oggi in Ita­lia, le adolescenti marocchine hanno di­chiarato di volere meno figli rispetto alle coetanee italiane. Perché la stragrande maggioranza degli immigrati assumono — spesso molto rapidamente — idee, gusti, sogni, pregi e difetti del Paese che li ospita.
È quindi fuorviante lanciare questi messaggi allarmistici, basa­ti sull’idea che l’appartenen­za etnica e religiosa si tra­sferisca — immutabile — dai genitori ai figli. La stes­sa indagine prima citata mostra che gli adolescenti islamici giunti in Italia in te­nera età sono religiosamen­te molto più tiepidi dei coe­tanei correligionari appena immigrati. Con velocità diverse, un po’ alla volta — dappertutto nel mondo — i migranti diventano simili a chi vive da secoli nel Paese che li ospita. Perché la migrazione nasce, prima di tutto, da una divorante volontà di cambiare.

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