venerdi 27 febbraio 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



Clicca qui






Corriere della Sera Rassegna Stampa
20.07.2009 Parole come pietre sugli ordini dei giornalisti
Un plauso a Pierluigi Battista

Testata: Corriere della Sera
Data: 20 luglio 2009
Pagina: 31
Autore: Pierluigi Battista
Titolo: «La quota non pagata della decenza»

 Un plauso a Pierluigi Battista per il suo pezzo sul CORRIERE della SERA di oggi, 20/07/2009, a pag.31, dal titolo "La quota non pagata della decenza". Magistrale nella sua chiarezza, parole come pietre, Ci auguriamo raggiungano l'obiettivo. Eccolo:

Purtroppo la Federazione internazionale dei gior­nalisti (compreso il rappresentante italiano Pao­lo Serventi Longhi) non è in grado di organizzare clamorose manifestazioni per la liberazione di Masha Amrabadi, giornalista iraniana, attivista per i diritti delle donne, incinta, segregata in carcere da due settimane in Iran. Non è in grado di farlo perché è troppo impegnata a espellere dall’organizzazione i giorna­listi israeliani.

Purtroppo non solleverà un caso internazionale per i cor­pi dei coraggiosi blogger che riempiono l’obitorio di Tehe­ran, con i parenti costretti al silenzio sotto ricatto: i suoi rappresentanti (italiano compreso) sono infatti chini a tempo pieno sui libri contabili per quantificare il mancato introito delle quote non pagate dai giornalisti che scrivono sulla libera e democratica stampa israeliana. Se non è per scagliarsi contro Israele, la riverita Federazione mantiene un sobrio riserbo. Mica caccia la tv di Hezbollah perché reclama la morte di tutti gli ebrei (non degli israeliani, de­gli ebrei
tout court). Caccia i giornalisti israeliani con la risibile scusa della loro morosità.

L’Ordine dei giornalisti, in un soprassalto di orgoglio e di fierezza, si è dissociato da questo palese atto discrimina­torio, invitando in Italia i gior­nalisti israeliani a discutere li­beramente: come si fa nelle democrazie, non nei Paesi che cancellano la libertà di stampa a fanno gruppo (insie­me al rappresentante italia­no) per cacciare l’odiata, vitu­peratissima Israele dalla Fede­razione internazionale. Su Fa­cebook l’appello «Non in mio nome» sottoscritto non solo da giornalisti, ma da lettori sconcertati dalla prepotenza della federazione internazionale dei giornalisti, ha supe­rato la soglia ragguardevole dei 1000 aderenti. La Federa­zione nazionale della stampa invece no: eccepisce ma traccheggia, invoca riconciliazioni ma non si dissocia. Peccato, davvero peccato.

Anche perché persino la scusa ufficiale dell’espulsio­ne, quella del mancato pagamento delle «quote», è pie­na di lacune e di omissioni. Non dice che i media israelia­ni avevano protestato perché erano stati tenuti fuori, e senza nessuna plausibile giustificazione, da una missio­ne investigativa sugli eventi di Gaza. Non dice che in ben due occasioni, a Vienna e a Bruxelles, i giornalisti israelia­ni sono stati incomprensibilmente esclusi dagli incontri sul Medio Oriente. Non dice che per i professionisti del­l’esclusione antidemocratica è del tutto ovvio che gli isra­eliani non abbiano diritto di parola sulle questioni che riguardano il loro Paese. Devono tacere. Pagare le quote, e zitti. Altrimenti: fuori con ignominia e con l’applauso delle dittature in cui i giornalisti finiscono in galera. O all’obitorio. Ma la quota della decenza la pagano mai,
quelli della Federazione?

Per inviare al Corriere della Sera il proprio commento, cliccare sulla e-mail sottostante.


lettere@corriere.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT