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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
07.06.2009 Il velo vuol dire sottomissione, inaccettabile in una società laica
Massimo Nava intervista Alain Touraine

Testata: Corriere della Sera
Data: 07 giugno 2009
Pagina: 13
Autore: Massimo Nava
Titolo: «Usa,Francia e il velo, laici in modo diverso»

Leggendo l'intervista, peraltro interessante, di Massimo Nava ad Alain Touraine sul CORRIERE della SERA di oggi, a pag. 13, dal titolo " Usa,Francia e il velo, laici in modo diverso", vien da chiedersi a che cosa servono i sociologi, se, come fa Touraine, si limitano a dirci come stanno le cose senza la minima capacità di indicare una qualche soluzione ai problemi della nostra società. Qualcuno può obiettare che le soluzioni spettano ai politici, il che è vero, ma che a uno come Touraine non gliene venga in mente nessuna, ci pare grave. Ecco l'intervista:

PARIGI — Stati Uniti e Francia han­no fatto la storia della democrazia e dei diritti dell’uomo. Ma in fatto di li­bertà e pratica religiosa le concezioni sono diverse, come emerso dagli inter­venti di Barack Obama e Nicolas Sarkozy. Obama: «Chi vuole portare il velo può farlo». Sarkozy: «I funzionari pubblici non devono avere segni visi­bili di appartenenza religiosa».
In pratica, il divieto francese riguar­da soltanto lo spazio pubblico, ma le implicazioni di ordine sociale e politi­co sono più ampie. «Le differenze so­no fondamentali e per certi aspetti pa­radossali », spiega Alain Touraine, pro­fessore di sociologia a Parigi, ex mem­bro della commissione Stasi, il gruppo di saggi che contribuì alla legge sulla laicità francese, un testo che proibisce l’ostentazione di simboli religiosi in luoghi pubblici e garantisce la «neutra­lità » dello Stato repubblicano.

In che senso Usa e Francia sono di­versi su questo terreno?

«Le differenze nascono dalla Storia dei due Paesi. La dichiarazione d’indi­pendenza degli Stati Uniti gettò le basi per un ordinamento laico della società americana e per una rigorosa separa­zione delle autorità civili da quelle reli­giose. In sintesi, i legami sociali e per­sonali sono prevalenti, nel rispetto di tutte le origini etniche e culturali. Que­sta separazione si è affermata più tardi in Francia, è stata rafforzata dalla Rivo­luzione, è diventata la strada per eman­cipare la formazione delle classi diri­genti dall’influenza della Chiesa. Co­me si ricorderà gli ordini vennero abo­liti e molti religiosi vennero espulsi. Per il posto della religione nella socie­tà si creò una situazione non molto di­versa da quella prodottasi in seguito nei regimi comunisti. La legge del 1905 fu un compromesso che mise fi­ne a un clima di guerra civile che dura­va da 150 anni. Quella più recente, qua­si un secolo dopo, è stata dettata dalla necessità di ribadire i fondamenti del­lo Stato repubblicano da una deriva 'comunitaristica' (cioè di appartenen­za alle varie comunità chiuse), accen­tuata dalla situazione complicata delle banlieue. Occorreva riaffermare la neu­tralità della sfera pubblica. Anche in di­fesa delle donne, spesso obbligate a se­guire le tradizioni religiose del gruppo di appartenenza. Non va dimenticato che la Francia è stata contraria anche all’introduzione del concetto di radici cristiane nella costituzione europea».

Negli Usa invece...

«È il paradosso della storia. I legami fra politica ed etica sono divenuti sem­pre più importanti e rafforzano gli ide­ali della società americana. Sul dollaro
c’è scritto 'in God we trust'. Il presi­dente giura sulla Bibbia, Bush andò in guerra pensando che Dio fosse dalla parte degli Stati Uniti. E Obama oggi dice cose che un presidente francese non potrebbe mai dire. Tuttavia, il le­game fra politica e religione è di natu­ra sociologica. La dichiarazione di Oba­ma riflette una storia che non è fatta di conflitti religiosi. Ciò che unisce gli americani è l’adesione ai diritti sanciti dalla Costituzione e l’integrazione nel mercato del lavoro. Tutto il resto — re­ligione, origine etnica, lingua, cultura, nazionalità, tradizioni — viene dopo. Per questo si affermano sia il diritto in­dividuale, sia il diritto delle comuni­tà ».

Differenze fondamentali, dunque.

«Fino a un certo punto. La Francia, l’Europa in generale, gli Stati Uniti so­no società occidentalizzate e sempre più laiche. In Europa il tema della sepa­razione dello Stato dalla Chiesa affon­da nei secoli. D’altra parte, per effetto delle immigrazioni, la questione delle tradizioni religiose ritorna d’attualità ed è di difficile soluzione. C’è poi un paradosso francese: affermiamo la lai­cità, ma il comunitarismo si rafforza per altre vie, economiche e sociali. Nel­le periferie, i gruppi etnici tendono ad affermare la propria identità religiosa e culturale».

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