Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
riceviamo e volentieri pubblichiamo questa controreplica
Cari amici, vi ringrazio per la replica. Chiarisco subito che non è certo l’articolo di Ferrari ad aver ispirato le mie considerazioni. Tuttavia, se ricordiamo i testi di Ferrari, sempre propensi verso oquando non echeggianti la propaganda del mondo arabo contro Israele, questo testo mi appareobiettivo e a tratti ironico proprio sulle possibilità evocate dall’incontro del quartetto. Già l’aggiunta (inutile, altrimenti) dell’ “impeto di ottimismo” riferito ad Assad che si dichiara per la pace con Israele, dimostra un evidente scetticismo, soprattutto allo stato attuale con le elezioni americane in vista e con il governo israeliano dimissionario che rimette tutto in gioco. Ferrari che si è evidenziato nel gruppo della malafede su Israele, tutto è fuorché stupido ed incompetente. Può barare, falsare, ma in questo caso mi sembra che usando paralleli tra il passato e presente di alcuni interlocutori o delle relazioni e posizioni, indichi il suo scetticismo in chiave ironica. E per i lettori del Corriere, abituati a non conoscere i fatti, ma l’aura intorno ai leaders arabi che Romano a Ferrari hanno spacciato in questi anni, è già un buon passo avanti. Di abiurare alle sue posizioni precedenti, è troppo chiedere. Anche se non si sa mai. Un caro saluto, Danielle