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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentň uno dei casi piů significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertŕ.



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Un paio di righe per il novello Ulisse a Gaza 31/08/2008
Gentile Arrigoni,
da un lato posso ammettere di aver letto la sostanza della Sua avventura, con un pizzico di ammirazione. Uomini con le palle grosse cosí non se ne incontrano molti per la strada. Sa, se avessi sentito di Lei circa 3 mesi fa, (quando mi trovavo a Dharamsala (India) dove insegnavo gratuitamente inglese di base ai profughi tibetani e aiutavo il mio carissimo amico Aker nella stesura e nella diffusione dei bollettini giornalieri della Comunitá Tibetana in esilio) Le avrei proposto di marciare fino a Lhasa (Tibet), in barba ai soldati della frontiera cinese dai cuori rossi come il suo. Probabilmente non ci sarebbero state delegazioni a salutare il suo arrivo, di piazze pubbliche insignite in onore di un´ impresa del genere nemmeno. L´ unica cosa che avrebbe potuto gustare sarebbe stato un piatto di momos ed una tazza di te´ presso una famiglia dallo squisito senso dell´ ospitalitŕ. Calcolando i costi sarebbe stato un affarone: diciamo circa mille euro, spese per il rimpatrio della (Sua) salma escluse. Č sicuro al 100 per 100 che da un´ avventura del genere Lei non ne sarebbe uscito vivo, fosse pure riuscito –e ne dubito- ad entrarci. Anche se il suo cuore č dello stesso colore del cuore delle milizie cinesi, l´ avrebbero presa a bastonate fino a farLe uscire il fegato dalla bocca. E cosí mi devo accontentare di leggere (buon per Lei…) che un talento simile si deve ridurre a rompere i cosiddetti alla Marina Militare Israeliana (ma guarda un po´ che roba) per presenziare ad un comitato d´ accoglienza del tutto particolare, che gli garantirá la sopravvivenza affiancandogli un gruppo di scagnozzi ben armati che al grido di “allah akhbar non toccatelo perche´ č dei nostri” gli spalancherá la strada per andare a cena a casa di “amici”. Un talento che va ad insegnare il “volemose bene” alle delegazioni di organizzazioni dedite al rapimento di cittadini israeliani (hanno beccato il povero Shalit perche´ č stato il primo israeliano a capitare sotto mano) ed all´insegnamento dell´ odio in tutte le sue varianti, per poi trionfare nel mezzo di una “festa di gruppo”. Mi scappa a proposito un sorrisino, pensando che magari ci sarebbe potuto essere pure il Gen. Graziano in quella “festa”, tanto per completare la cornice. “Festa” al termine della quale a Lei e ai i suoi compagni č stata consegnata una carta che gronda del sangue di migliaia di cittadini ebrei israeliani vittime di attentati terroristici. Dal ´48 in poi non si sono occupati di nulla tranne che di assassinare, altro che a costruirsi uno stato. Quindi Lei ora sarebbe cittadino onorario di cosa? A questo punto il senso di ammirazione citato al principio si tramuta in disgusto e totale disapprovazione, caro Arrigoni. Se fossi io a capo dell´ Unitá di crisi della Farnesina non esiterei a dirLe: va a tuo rischio e pericolo, non contare sui soldi dei contribuenti se qualcosa dovesse andar storto. E una volta in patria mi farei spiegare filo e per segno con che tipo di politici Lei se l´č fatta in quel di Gaza. Ad ogni modo spero che le confischino il passaporto, per il bene Suo e per il bene dell´ immagine della nostra cara Italia. E anche per il bene di Israele.
Cordialmente
Paolo Scanferla – Ein Harod Meuhad - Israele  

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