Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
E che ne sarà di Gilad Shalit, dopo che il governo israeliano ha deciso la liberazione di Samir Kuntar e di altri assassini e infanticidi come lui, in cambio di...non sappiamo bene cosa? Non riesco neppure ad immaginare che cosa farei o proverei se un mio figlio fosse (stato) nelle condizioni di Gilad, Udi ed Eldad. Ammiro il coraggio e la dignità dei familiari, a cominciare da Karnit Goldwasser che, a N.Y., vincendo il dolore e il...vomito, ha affrontato a viso aperto quel personaggio che ci si ostina a chiamare Presidente dell'Iran (ah, se si ascoltasse Eli Wiesel). Tuttavia il governo israeliano non avrebbe mai dovuto. A Olmert non importa niente del dolore delle famiglie, né della pressione dell'opinione pubblica -vorrei sapere peraltro quanti israeliani comuni sono davvero favorevoli a questa manovra....- , interessa solo la poltrona, lo sappiamo! Nell'edizione on line del Corriere domenica c'era una foto del premier israeliano, un'istantanea scattata nella penombra, che rendeva, purtroppo, in modo chiaro l'animo del personaggio. Forse sono abituata male, ma quando penso ai politici israeliani, ho in mente ben altre figure. Uomini, non personaggi che hanno brevettato un tipo particolare ed efficacissimo di colla per scranni governativi. Non importa se poi la colla sprigiona un veleno mortale.