lunedi` 13 aprile 2026
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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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E' molto probabile che la Storia sia questa 16/05/2008

Gentile redazione,
a proposito delle due affermazioni della puntata del 15/05/2008 di "La storia siamo noi" (che non ho potuto vedere ma di cui leggo sul vostro sito) relative a Israele che 1) occupa e distrugge centinaia di villaggi arabi e 2) espelle migliaia di arabi palestinesi dalle loro terre, vorrei richiamare l'attenzione sul fatto che e' decisamente falso sostenere il contrario, cioe' che "non esiste nessuna prova  di una deliberata intenzione di Israele di cacciarli", come fatto da voi nella Rassegna stampa del sito.
 Le espulsioni non solo ci furono ma furono accompagnate molto spesso da massacri di civili e da stupri collettivi. A sostenere tutto cio' sono, a mia conoscenza, almeno due tra i piu' noti storici israeliani (cosiddetti neostorici, new historians): Benny Morris e Ilan Pappe. Le fonti di Morris, che sostiene la "deliberata e sistematica politica di espulsione di massa" dei palestinesi da parte dei dirigenti ebrei, sono i documenti degli archivi delle Forze di Sicurezza israeliane, ormai accessibili ai ricercatori. In italiano, e' per esempio disponibile  "Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista 1881-2001" (2001, Rizzoli) (senza, in verita', che si capisca chi siano le vittime).
Oltretutto Morris non e' nemmeno un israeliano sospettabile di imparzialita' filoaraba (in un intervista su Haaretz lo storico si spingeva a considerare i palestinesi "barbari" che meriterebbero di vivere "in gabbia". Un razzista, diremmo!). Diversamente Pappe e' un israeliano  fiopalestinese, un pacifista, e, quindi, per certi standard, parziale. Pero' sembra altrettanto documentato il suo "La pulizia etnica della Palestina" (2008, Fazi).
Cordialmente,
Gerardo Barbera

Benny Morris nel libro "Vittime"  sostiene  che non ci sono le prove di un piano di espulsione elaborato dai vertici sionisti. E' vero che sostiene anche che vi sono state espulsioni e che Ben Gurion e gli altri leader israeliani guardavano ad essi con favore. Uno storico come Ephraim Karsh ha contestato le  conclusioni di Morris, e lo ha accusato di manipolazione dei documenti, in particolare riguardo a Ben Gurion. Quindi, quanto meno, il dibattito è aperto

Ilan Pappe è considerato poco serio anche da Morris, ha certamente avallato dei falsi propagandistici come lavori scientifici, è mosso da preoccupazioni ideologiche antisioniste.

redazione IC


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