Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Un'ipotesi sulle false accuse di "Repubblica" a Israele 05/05/2008
Potrebbe apparire strano, se non fossimo abituati, il fatto che all'improvviso Repubblica scrive una serie di articoli, riportati su I.C. del 28, con false accuse ad Israele e alla sua supposta cacciata degli arabi. Mi sono dilettato ad andare a cercare da dove quei giornalisti avessero tratto le loro informazioni che, come da me già osservato in una lettera al giornalista e ripresa da I.C., sono in contrasto perfino con documenti ufficiali di organismi dell'ONU dei giorni scorsi. Sono stato fortunato, e così desidero estendere ai lettori di I.C. i risultati della mia ricerca. Proprio l'altro giorno Johann Hari scriveva su The Independent un articolo nel quale riproponeva alcune teorie care a Ilan Pappe, e, ad un certo punto, scriveva letteralmente: "Israele, mentre ammira i propri capelli grigi, discretamente ignora l'odore della propria stantia merda pompata attraverso la Palestina, e deve riflettere su quale genere di paese vuole diventare nei prossimi 60 anni". Aggiungo solo, per mero scrupolo, che la mia non è altro che una supposizione; le fonti dei giornalisti di Repubblica possono ben essere state altre, ma certo non quelle ufficiali dell'ONU, da loro bellamente, colpevolmente ignorate. Ma il dubbio resta, vista la coincidenza delle parole pubblicate da Repubblica. E se si raccolgono le informazioni da un giornalista che scrive simili parole, beh... Piccola soddisfazione è l'osservare che la stampa estera è, essa pure, gravemente malata; triste invece osservare che all'estero, spesso, i direttori riconoscono le proprie colpe, e anche si scusano coi propri lettori (pochi giorni fa la Reuters lo fece), mentre da noi rifiutano, quasi sempre, perfino di pubblicare le rettifiche ai loro falsi più clamorosi. Emanuel Segre Amar