Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Per la cronaca: posso testimoniare che nei licei in Germania, negli anni 70, del Terzo Reich e dell’Olocausto si parlava moltissimo. In effetti queste tematiche ci venivano proposte numerose volte e da differenti angolazioni, durante le lezioni di storia, di sociologia, di tedesco. Almeno a Francoforte. Forse in Baviera non fu così (in Germania i vari Land, cioè le Regioni, sono piuttosto autonomi per quanto riguarda l’insegnamento pubblico)
Ciò non toglie purtroppo che antisemitismo, antisionismo e affini siano vivi e vegeti anche in quella generazione, oggi più che mai, per quanto forse un po’ meno apertamente che in Italia.
All’uopo vi segnalo il volume “Opa war kein Nazi” (“Il nonno non è stato nazista!”) di Harald Welzer, Sabine Moller, Karoline Tschuggnall, una raccolta di inchieste fatte a varie generazioni su come viene ricordato quel periodo nella memoria famigliare (a differenza di quanto viene insegnato a scuola). Non so se è stato tradotto in altre lingue. lettera firmata