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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Quel vescovo a Gravina 12/04/2008

Sono rimasto anch'io, a dir poco meravigliato, che il vescovo di Gravina abbia associato la morte di Ciccio e Tore a quella dei bambini palestinesi.

Certamente la morte di bimbi innocenti è un fatto comunque doloroso. Però associare un evento con l'altro può essere un fatto del tutto gratuito, quando le cause che hanno generato gli eventi sono diverse.

Discorrere in quel modo è praticare un sillogismo sofistico. Come insegna Giuseppe Barzaghi nel suo "Compendio di folosofia sistematica" (p. 36 s) il sillogismo sofistico può consistere di sofismi o inganni reali, quando alcune cose convengono tra di loro sotto un punto di vista, ma per un altro divergono. Così la morte di Ciccio e Tore converge con la morte dei bimbi palestinesi, in quanto sono morti, ma i fatti divergono fra di loro per le cause, che li hanno generati.

Oltre che non saper maneggiare la logica, detto vescovo ignora che servirsi di scudi umani, come donne e bambini innocenti, è una pratica spregevole tipica di persone vili che non hanno il coraggio di affrontare in faccia il loro avversario.  Tale pratica ebbe inizio circa cento anni fa in Russia nei moti popolari comunisti. Essi mandavano avanti le donne e i bambini per coprire loro stessi. Così l'opinione pubblica si sarebbe indignata per la repressione e non avrebbe condannato le azioni dei rivoltosi.

Comunque non mi meraviglio che un vescovo sia incappato in uno svarione di tal genere. Ci sono vescovi e vescovi, quelli che parlano e agiscono correttamente, anche a costo d iessre perseguitati e uccisi, come recentemente Mons. Rahho, altri invece, e per fortuna pochi, che parlano e agiscono senza discernimento.

C'era, ad esempio, il vescovo di Capodistria, Vergerio, che si fece protestante; ci fu un vescovo che benedì i gagliardetti fascisti di quanti partivano per la guerra d'Etiopia. C'è anche un vescovo che guida cortei contro un base americana.

E secondo quanto mi ha riferito un persona che presumo informata, sembra che fosse vescovo anche uno zio di Maometto.

Saluti

lettera firmata


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