Jordan Peterson intervista Benjamin Netanyahu sulla storia di Israele Video con sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello
Jordan B. Peterson intervista il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu sulla storia di Israele e sul diritto degli ebrei alla loro terra ancestrale, la Terra d'Israele, situata tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo. Questa è la risposta alla narrazione falsa araba e alla loro assurda rivendicazione della terra di Israele, la patria del popolo ebraico da tempo immemorabile. La risposta a qualsiasi rivendicazione araba su una terra che chiamano "Palestina". La terra di Israele, che hanno invaso, non è mai stata terra araba e non sarà mai loro.
Testata: Informazione Corretta Data: 29 marzo 2008 Pagina: 1 Autore: la redazione Titolo: «Da Israele, due riflessioni»
Riprendiamo dal sito Israele.net, diretto da Marco Paganoni, due pezzi. Il primo lo dedichiamo a Massimo D'Alema, perchè lo legga e impari qualcosa. Il secondo, oltre che a D'Alema, a quanti hanno voglia di sapere come si vive nella continua angoscia di un attacco missilistico.
Hamas: Usiamo donne e bambini come scudi umani
Da un comizio del parlamentare di Hamas Fathi Hammad,trasmesso il 29 febbraio 2008 sulla tv on Al-Aqsa: Fathi Hammad: “I nemici di Allah non sanno che il popolo palestinese ha sviluppato proprie tecniche di morte e di perseguimento della morte. Per il popolo palestinese, la morte è diventata un’ impresa nella quale eccellono le donne, così come tutto il popolo che vive su questa terra. Gli anziani eccellono in questo, così come i mujahideen (combattenti della jihad) e i bambini. Ecco perché tutti costoro hanno formato scudi umani fatti di donne, bambini, anziani e mujahideen, allo scopo di sfidare la macchina del bombardamento sionista. È come se dicessero al nemico sionista: Noi desideriamo la morte, voi desiderate la vita”.
(Da: memri.org, 29.02.08)
Qualcuno mi ascolta?
Da un tema di Eden Lieberman (13 anni, Kibbutz Nir-Am)
Mi è difficile spiegare cosa sta passando la mia famiglia: lo stress, le telefonate di mio padre ogni cinque minuti, la tensione che ci fa litigare fra di noi. Di recente quattro Qassam sono caduti sul mio kibbutz, compreso uno che ha centrato la piscina. La radio ha detto che non c’erano state vittime. Ma mentre camminavo sulla stradina che porta alla piscina, io una vittima l’ho vista: un uccello, una colomba. Proprio una colomba, il simbolo della pace e della serenità, è stata colpita alla testa dalle schegge. Vederla mi ha fatto provare rabbia e odio, e per un momento ho capito davvero in che realtà ci tocca vivere. Lo so che qualcuno dirà che era “solo una colomba”, ma per me il simbolo è chiaro: Hamas sa bene che noi esistiamo, ma fa di tutto per colpirci. Provo un misto di frustrazione e confusione, paura e debolezza, dolore e rabbia. Ma più di tutto provo la sensazione che nessuno stia ascoltando. Vivo una continua tempesta di emozioni che non vuole passare. Mi sono così ben impratichita che mi sembra di essere un campione olimpionico dello sprint scappa-dal-Qassam. La mia reazione al suono delle sirene è assurda. Non posso neanche descriverla a parole: non si può spiegare questa sensazione a qualcuno che non ci è passato. Finora Dio ha protetto me e la mia famiglia, ma non so fino a quando potrà salvaguardarci. È importante per me cogliere questa occasione per invitare tutti i ministri del governo israeliano a visitare e pernottare nel nostro kibbutz. Almeno per una notte vorrei che provassero quello che io provo sempre, ogni giorno, per tutto il giorno. Ma nonostante tutto, io non ho ancora perso la speranza: la speranza che un giorno le cose qui possano andare bene.