Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Caro direttore, comprendo bene che per rispetto, per paura di ferire la sensibilità e le credenze altrui, qualcuno esiti nel fare ironia o satira sul profeta dell'Islam, Maometto, o sull'Islam stesso, che non può però essere piegato o appiattito da nessuno a interpretazioni univoche che assecondano o giustificano logiche di violenza terrosistica. L'Islam è certo molto di più di quello che in troppi conoscono: è un tesoro di grande spiritualità che più volte nei secoli si è schiuso anche agli occidentali (basti citare la fecondità e la bellezza della tradizione dei pii sufi). Ciò che non comprendo è, invece, la paura, mascherata da rispetto, di molti intellettuali o politici nell'affrontare in modo critico la dottrina, la storia e la realtà oggettiva di una grande e contraddittoria religione. Imparino - se mi permettono un umile consiglio - i fratelli musulmani dagli altri figli di Abramo a sorridere o anche a ridere di se stessi e delle proprie cristallizzate e talvolta assai umane credenze. Accettino, infine, con serenità anche qualche superficiale offesa alla loro religione: il loro Dio è di certo più grande di certe umane piccolezze. Davide Romano, Palermo