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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Comunismo antisemita 22/03/2008

Tutto il mondo comunista e paracomunista soffre di un male antico: quello dei convertiti, dei falsi convertiti e dei voltagabbana.

E' un malcostume tipicamente italiano, ma che forse si pratica anche altrove. Durante la seconda guerra mondiale molti fascistoni hanno cominciato ad avere seri dubbi sulle loro idee, soprattutto in proporzione all'avanzata degli anglo-americani. Eccoli allora trasmigrare verso il centro e ancora più in là, verso la sinistra per diventare, secondo l'icastica immagine di Guareschi, dei trinariciuti.

Una cosa però è rimasta viva nelle loro menti e trasmessa ai loro posteri: l'antisemitismo. Del resto non avevano problemi; antisemita era anche Stalin e prima che il mondo cattolico, almeno teoricamente, ripudiasse l'antisemitismo c'è voluto il Concilio Vaticano II.

Ritengo sia del tutto inutile ragionare con quella gente, perché sono dei complessati, gente che ha una percezione distorta della realtà, perché abituata a pensare con slogan e non con veri ragionamenti. Sono soggetti a una rigida disciplina di partito, che anche non è più tanto manifesta, rimane lo stesso.

Perciò bisogna chiamarli con il loro vero nome: nazionalcomunisti, che abbreviato fa sempre nazisti (come l'abbrevaizione dei nazionalsocialisti).

Saluti

Dario Bazec


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