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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Israele, l'Europa e la Shoah 19/03/2008

Durante la sua visita in Israele, il cancelliere tedesco Angela Merkel, ha detto che la Germania non lascerà mai solo Israele, una frase, un pensiero, che ogni governo europeo dovrebbe sottoscrivere ad occhi chiusi, per liberare Israele dall'isolamento politico cui è confinato. Fu proprio infatti l'isolamento e l'abbondano politico il terreno entro cui poté maturare e compiersi la Shoah.

Tuttavia certi insegnamenti, quelli essenziali, non quelli di facciata, restano lettera morta.

A 60 anni di distanza, nonostante la retorica sulla Memoria e storia della Shoah, l'isolamento politico della comunità ebraica perdura. La Shoah non è "servita" - per usare questo odioso termine - a riconciliare il popolo ebraico con il resto dell'umanità. Anzi, per una parte consistente dell'Europa, assumendo senza se e senza ma la causa palestinese, la Shoah è un grimaldello per poter rimproverare al popolo ebraico di averla subita. Suonano allora quasi profetiche le parole di un ebreo austriaco, Alex Corti, che disse ad un amico: "Non ci perdoneranno mai il male che ci hanno fatto"

 Lanfranco Di Genio


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