Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
"Satana non ha ancora creato la vendetta per il sangue di un bambino”.
Così dice il rabbino che ha commemorato gli otto ragazzi, massacrati mentre stavano studiando la Torah, "perché" stavano studiando la Torah. Questo è il motivo, la ragione profonda dell'ennesimo massacro, scelto con perfida oculatezza da un quasi coetaneo, tra l'altro cittadino di Israele. Lo spiega benissimo, al solito, Giulio Meotti nel suo splendido articolo, che leggi tutto d'un fiato e che ti commuove.
Non c'è mai (o quasi mai) odio nei familiari e negli amici delle vittime. Differenza abissale tra le due parti. Differenza di millenni. E' questo che sconvolge.