Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Faccio seguito all'articolo da voi pubblicato il giorno 8 nel quale affermate che "gli arabi di Gerusalemme est non sono cittadini dello stato ebraico, non hanno passaporto israeliano e non possono votare". Dopo la conquista della parte orientale di Gerusalemme nella guerra del 67 (la guerra dei 6 giorni), agli abitanti arabi venne offerta la possibilità di diventare cittadini israeliani a tutti gli effetti, o di diventarne solo residenti, nel qual caso, oltre alle facilitazioni di ordine sociale da voi ricordate, veniva concessa solo la possibilità di voto alle municipali (così come succede in pochi altri stati, e non, per esempio, l'Italia, dove non votano i residenti non cittadini). Siccome tuttavia, a differenza di quanto da voi pubblicato, tutti gli arabi di Gerusalemme est possono votare, e questo diritto è loro concesso, a seconda della loro scelta, per tutte le elezioni o solo per le amministrative, vi chiedo di pubblicare questa mia nella prossima edizione del vostro giornale. Emanuel Segre Amar Vice presidente Associazione Italia Israele