Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Riprendiamo dalla STAMPA del 4 marzo 2008 questa lettera che ci è parsa interessante:
Nel corso del 2007, 2357 missili di vario tipo sono stati sparati dalla Striscia di Gaza esclusivamente verso obiettivi civili israeliani, oltre a gloriosi attentati condotti da bambini, donne e altri uomini kamikaze in supermercati, discoteche, fermate di bus e treni. I terroristi palestinesi non costituiscono un esercito regolare e quindi sono civili, anche un po’ vigliacchi perché successivamente alle loro azioni, miranti solo e intenzionalmente a uccidere civili, si nascondono tra i civili della Striscia; qualsiasi azione contro di loro è quindi, formalmente, contro civili. Costituisce invece atto di grande coraggio e lungimiranza politica promettere vergini in paradiso, mandare bambini al suicidio anziché mandarli a scuola e altre attività formative e costruttive per le quali ricevono incredibili quantità di denaro dall’estero. Vorrei invitare i giornalisti a «urlare» meno la situazione vista dalla Palestina e descrivere il tutto più pacatamente; anche se, per fortuna, Hamas è poco efficace nel colpire i civili israeliani, ciò merita una certa considerazione. ELI GUASTALLA