Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Noto che la scelta dell'aggettivo è già un modo per dividere il campo,gli schieramenti che comunque sono già determinati e determinanti per gestire(non dico vincere perchè il futuro non è nelle nostre mani)la guerra o conflitto comunque lo si voglia denominare.
Israele dovrà e deve prendere atto che si tratta di un conflitto di logorio ,che non ha un termine,e deve attrezzarsi per togliere all'avversario la speranza di venire a capo della questione che immola la sua carne da cannone,i suoi bambini e giovani allevati nell'odio anzichè in attività che li rendano indipendenti dall'aiuto umanitario che è una grande menzogna e che serve solo o anche a finanziare una classe dirigente avvelenata dall'odio razzista.
Ma c'è un'altra guerra non dichiarata ma in atto che la nazione araba conduce contro l'occidente ed è quella in cui l'Europa non sa ancora come venirne fuori :si tratta della acquiescenza e connivenza delle classi politiche e intellettuali alla propaganda pro-araba o islamica ai danni d'europa e Israele e questa è la nostra più grande umiliazione e vergogna da cui i nostri nipoti avranno grandi dolori lettera firmata