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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Malaparte: il ruolo dell´intellettuale. Piera Prister risponde a Sergio Minerbi 22/02/2008

Curzio Malaparte avra´ avuto anche il merito di denunciare le stragi antisemite, ma dopo la guerra, non prima!

 Sara´ stato anche una buona penna, ma con quella stessa penna ha contribuito a fomentare l´odio razziale e il clima di delazioni e di terrore nell´Italia fascista.

 E´ bene leggersi le infamie contro gli ebrei che i cosiddetti intellettuali, incluso lui ed altri come Paolo Monelli, scrivevano sul Corriere della Sera, che non riporto per decenza, per non provare un senso di vergogna. Ma loro non si sono mai vergognati, pronti a saltare sul carro dei vincitori!

Io stessa dopo molti anni ho riletto Kaputt, ma devo dire che non sono riuscita ad arrivare al termine per il forte disinganno...

Quella penna che ha usato e´ stata anche un´arma micidiale di propaganda nazifascista che ha generato morte, la morte di quanti partirono e non fecero piu´ ritorno. Se lui stesso, gli altri intellettuali e gli uomini di potere fossero stati piu´ integri e se si fossero opposti a quell´abietto regime, forse la Storia avrebbe avuto un altro corso.

Ben altri scrittori sono riusciti meglio di lui a denunciare i crimini del nazifascismo, come Primo Levi, che ha pagato di persona anche per tutti i compromessi immorali degli "intellettuali d´allora", compreso il nostro Malaparte.

Non mi si venga a dire poi, che Malaparte, a suo merito avrebbe informato Mussolini e il Nunzio Apostolico a Berlino della strage di Jassy, perche´, vero o non vero,non cambia di un millimetro il giudizio morale su di lui- quell´articolo che ha scritto subito dopo l´eccidio lo testimonia- Eppoi non mi risulta che Mussolini e il Nunzio Apostolico abbiano fatto alcunche´per fermare il corso degli eventi.

Penso, invece, che il caso Malaparte ponga un interrogativo etico su quello che dovrebbe essere il ruolo dell´intellettuale nella societa´d´oggi. E´ il ruolo di Fiamma Nirenstein, di Magdi Allam, di Aya Hirsi Ali´ e di altri, questi sono i veri intellettuali che rischiano la loro vita e sono nel mirino di fanatici fondamentalisti, avverso gli altri "intellettuali"-ottime penne-  che attizzano in un clima di crescente tensione, l´odio antico anche se sanno che non si chetera´se non dopo aver fatto altre vittime.

Piera Prister Bracaglia Morante


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