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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Vaticano ed Ebrei 12/02/2008

Senza nulla togliere a tutti coloro che si sono resi conto di ciò che bisognava cambiare nell'atteggiamento dei cattolici verso gli Ebrei, merita ricordare un caso poco noto.

Si tratta qui della questione dell'eliminazione dalla preghiera del Venerdì Santo per gli Ebrei dell'ingiuriosa espressione "perfidi Iudaei"

Chi si diede da fare attivamente per tale riforma fu il sacerdote sloveno di Trieste mons. Jakob Ukmar (1878-1971). Egli officiava nella parrocchia di S. Lorenzo nel rione triestino di Servola. Però sin dal 1940 era membro del tribunale ecclesiastico di Venezia. Inoltre egli era un fine latinista, tanto che ebbe l'incarico da parte del Vaticano di tradurre in latino schemi conciliari e anche testi definitivi del Concilio Vaticano II.

Alojz Rebula, uno scrittore sloveno di Trieste, ha scritto una biografia del sacerdote citato: "Jakob Ukmar", Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1992.

A pag. 69 del libro citato, dopo aver ricordato i "Desiderata" inviati in Vaticano da Ukmar nel 1938, Rebula scrive: "nel luglio del 1945 Ukmar ripete l'operazone, trasmettendo ai membri del collegio cardinalizio, stavolta inclusi quelli italiani, ed anche ad alcuni vescovi di spicco, una versione aggioranta del documento". A pag. 70 Rebula fa rilevare come sia importante la conclusone che trae mons. Ukmar, dopo aver ricordato "gli altri problemi che sorgeranno dopo questa orribile conflagrazione di stati ... e affinché poi venga prevenuta qualche pseudoriforma proveniente minacciosa da altrove, desideriamo ardentemente che venga convocato un concilio ecumenico, da cui ,,, ci aspettiamo anche nell'odierna nequizia dei tempi una sana riforma del corpo mistico di Cristo".

Suggerimento che allora non fu accolto.

Più avanti Rebula (pagg. 107-108) Rebula ricorda la sollecitudine con cui mons. Ukmar preparò un promemoria di alcuni argomenti da trattare nel Concilio Varicano II, non appena seppe della sua convocazione. Così il 26 febbraio 1960 inviò alla Santa Sede 9 proposte. Di queste vale la pena di ricordare la sesta: "6) Ebrei: dall'ufficio del giovedì santo (sic) dovrebbe radiarsi l'anacronistica e offensiva preghiera ".

Scrive ancora Rebula: "Comunque, già in capo a una settimana  ha la grande soddisfazione di ricevere la risposta da Roma. Mons. Loris Capovilla, segretario particolare di Giovanni XXIII, gli comunica che le sue proposte erano state esaminate personalmente anche dal papa".

Si può supporre, a buon diritto, che di tutte quelle proposte mons. Ukmar ne abbia già parlato con Roncalli, quando era ancora patriarca di Venezia? A parer mio il papa conosceva già il pensiero di questo dotto e coraggioso sacerdote sloveno che per tutto il periodo fascista, nonostante le minacce e le proibizioni, tenne ogni domenica l'omelia in lingua slovena per la sua minoranza di Servola.

Saluti

Dario Bazec


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