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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Guardarsi dai falsi profeti. Shirin Ebadi diffonde odio verso Israele 12/08/2008
Stamani, come libero professionista,  mi sono recata all'inaugurazione di un prestigioso Convegno Internazionale dal titolo "La libertà", organizzato da Praxis (Sviluppo Informazione) e Fondazione Intellectual Enterprise. L'iniziativa, che si svolge nella suggestiva cornice di Palazzo Re Enzo, a Bologna, intende rispondere a quesiti, come, ad esempio: Qual'è la libertà cui si attiene il professionista, l'imprenditore, l'artista? Come la libertà, data per acquisita e scontata nella nostra epoca, è, invece, qualcosa cui si giunge per via pragmatica? La nozione di libere professioni come si qualifica oggi? Come la libertà esclude la protezione, la copertura, l'omertà e afferma il diritto di ciascuno al sogno e al racconto? E tante altre questioni ancora, intrigantissime! I relatori sono uno più titolato dell'altro, diversi italiani, molti gli stranieri.
Sapevo che il Simposio sarebbe stato aperto da Rita Levi Montalcini e Shirin Ebadi; la prima, poi, ho scoperto avrebbe parlato non di persona, ma in videoconferenza.
Ero a conoscenza delle posizioni della Ebadi sul conflitto israelo/palestinese, ma ho voluto ugualmente ascoltarla, nell'illusione che non ne parlasse. Illusione, appunto.
Dopo una difesa d'ufficio del Profeta Maometto, dipinto come una sorta di S.  Francesco dì'Assisi (e con  la ricca vedova, come la mettiamo?), l'avvocata iraniana ha tenuto a precisare che altri governi, non solo quelli islamici, sfruttano la religione a fini politici. Ha citato Stalin e Pol Pot (evidentemente assimilando il comunismo ad una religione), l'Inquisizione e la Chiesa che bruciava gli eretici e....bingo!
il massacro del popolo palestinese da parte di Israele col pretesto della difesa dal terrorismo!
Chiaro l'intento, prima di ogni altra cosa: gli Ebrei sono razzisti fanatici, seguaci di una religione che non ammette null'altro al di fuori di sé e hanno creato uno "Stato" fantoccio con lo scopo di massacrare più gente possibile.
La Ebadi è un personaggio importante, Nobel per la Pace (che ne sa la gente che, tranne pochi casi, trattasi di un premio assegnato a figure inqualificabili?): una simile bestialità proclamata in una sede così importante, non può non avere una notevole ricaduta. La giurista (sic!) iraniana è una  dissidente di cartapesta, mandata in giro dal regime per ingannare gli Europei stolti e creduloni, un falso profeta da cui evengelicamente occorre guardarsi.....I veri dissidenti li ho conosciuti a Roma, nel dicembre scorso.
Ma le nostre Università, compresa of course quella di Bologna, se la contendono, la Prof. Ebadi, e si guardano dall'invitare magari Amir Abbas Fakhravar (!!).
Non ci si meravigli se spuntano liste infami con i nomi di professori ebrei o simpatizzanti per Israele.
Soprattutto non ci faccia il viso contrito di fronte al nascente (meglio rinato) antisemitismo: questa è la conseguenza  se si scodinzola davanti a figure come Shirin Ebadi, che non è donna di pace, ma donna di odio antisemita.
Cordialmente.
lettera firmata

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