Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
riceviamo e volentieri pubblichiamo una letteraSusanna Cassuto-Evron, che vive nel kibbutz di Sa'ad, a 4 kilometri in linea d'aria da Gaza
Un "bravo" molto sentito a Magdi Allan per la Sua risposta. E c'e` anche la mia risposta, io vivo a un tiro di schioppo da Gaza dentro la linea verde, non come modo di dire ma veramente siamo a un tiro di Kassam, che la settimana scorsa e` arrivato dietro la casa dei miei vicini portando danno "solamente danno"! Io vedo Gaza dalla finestra, molto bene illuminata, sempre, non manca mai l'elettricita` che riceve, senza pagare, da Israele. A Gaza c'e` l'ospedale, e se ci sono casi difficili il governo d'Israele li fa venire a curarsi nei nostri ospedali, e non pagano! Il cibo e l'acqua non mancano nella striscia di Gaza, manca "solo" la sicurezza personale, siccome le forze del Hammas hanno installato un regime di terrore. E` vero che Israele non permette in generale ai cittadini della striscia di Gaza l'entrata libera in Israele, che paese permetterebbe a persone che probabilmente portano co se arme o cinture piene di materiale esplosivo di entrare? Prima di fare le specolazioni fatte dai firmatori di quella lettera l'inviterei a fare una breve visita nella striscia di Gaza, se poi potranno uscire sani e salvi senza essere rapiti o ammzzati, sarei ben contenta di sentire le loro impressioni. Susanna Cassuto-Evron