Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
I colpi dell'Alta corte del Pakistan al regime di Musharraf spesso hanno favorito Al Qaeda e i talebani
Testata: Il Foglio Data: 07 novembre 2007 Pagina: 1 Autore: la redazione Titolo: «Le due Islamabad»
Dal FOGLIO del 7 novembre 2007:
Islamabad. Pervez Musharraf non è il solo a essere venuto allo scoperto con il golpe. Il suo rivale, il giudice capo della Corte suprema, Iftikhar Chaudhry, ora agli arresti domiciliari, sta subito tentando di ritorcere contro il presidente-generale lo stato d’emergenza proclamato sabato. Ieri la sua voce usciva da un telefonino appoggiato su un amplificatore davanti all’Associazione degli avvocati di Islamabad. Incitava alla rivolta. “Questo è il tempo dei sacrifici, è il tempo di sfidare i manganelli della polizia. Casa mia è circondata da un cordone di agenti di sicurezza, ma il mio spirito è lì con voi”. La piazza ha risposto con ovazioni. Subito dopo la fine del messaggio, le comunicazioni con i telefonini sono diventate impossibili in tutta la città. La sfida di ieri del giudice della Corte suprema non è che l’atto più recente di una lunga campagna contro Musharraf. Più delle guerre di frontiera che stanno divorando il paese ai bordi afghani, più del confronto drammatico con i talebani metropolitani della Moschea rossa saltati fuori nel centro della capitale, Chaudhry è la minaccia più vicina al potere di Musharraf. Il giudice agisce protetto da un alone di legittimità democratica che assorbe tutti i colpi – Musharraf è stato costretto a rimetterlo al suo posto dopo averlo rimosso con accuse pretestuose di corruzione – e ha leve istituzionali capaci di fare al presidente quello che gli estremisti, che pure tentano di ucciderlo due volte al mese, non riescono: levarlo di mezzo. Se Musharraf non avesse proceduto con il suo secondo colpo di stato, la Corte suprema avrebbe cominciato a discutere questa settimana l’annullabilità dell’elezione presidenziale del 6 ottobre scorso. Sarebbe stato un colpo decisivo. Ma non l’unico. La Corte dopo l’attentato a Bhutto ha ordinato un’inchiesta parallela, per umiliare il governo e la polizia; dopo i combattimenti alla Moschea rossa ha ordinato al governo di riconsegnarla ai movimenti filotalebani, che l’hanno prontamente ritrasformata in un covo eversivo; e non esclude di emettere una sentenza contro la legittimità di interventi antiterrorismo stranieri: se gli americani catturassero Osama bin Laden in Pakistan, il capo qaidista potrebbe appellarsi con successo all’Alta corte.
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