Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Estate è tempo di viaggi, magari nel passato oltre che fra una spiaggia e l’altra, insieme a una storia molto lunga e da sempre con una sua misura di indecifrabilità. Fors’anche per questa sua natura la vicenda del popolo ebraico è così vulnerabile alle “idee preconcette”, come le definisce Riccardo Caimani nella Prefazione alla sua ultima fatica, Storia del pregiudizio contro gli ebrei. Antigiudaismo, antisemitismo, antisionismo. Come per alcuni, anzi per molti, “ebreo” è sinonimo di “avaro”, così per altri significa “intelligente”: sono entrambi pregiudizi, entrambi perniciosi. Gli ebrei non sono né più né meno intelligenti degli altri popoli, per fortuna. Ma la storia d’Israele è continuamente in bilico fra realtà e deformazione: gli ebrei sono stati e sono ancora spesso lo specchio degli incubi e delle speranze, delle bassezze e dei sogni altrui. Ha ragione Caimani, nel mettere in risalto come l’esperienza ebraica nella realtà sia sempre il frutto di “dinamiche religiose, sociali, economiche e politiche”: non è una storia statica, malgrado la tenacia del pregiudizio. La sua dose di mistero sta proprio nella inverosimile sopravvivenza del popolo ebraico: “Sono scomparsi grandi imperi, eppure quel piccolo popolo è sopravvissuto”.
Dopo queste premesse fondamentali, che in qualche modo tracciano i confini della storia ebraica, Caimani offre un dettagliato excursus dentro il pregiudizio, attraverso i nomi e le vicende con cui esso si articola: dal popolo presunto deicida al subumano degno di essere cancellato dalla faccia della terra, all’ebreo che “funziona” fintanto che erra in balia delle storie altrui ma che non ha diritto all’autodeterminazione della propria.