Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Suha Arafat: degna di attenzione l’intervista con Al-Jazeera del 2004 15/07/2007
Sul Jerusalem Post del 14 agosto 2007 (traduzione www.gruppoalfa.org) si viene a sapere che Suha Arafat è stata cacciata dalla Tunisia. Un decreto presidenziale ha deciso di revocare la cittadinanza tunisina concessa l’anno scorso alla vedova di Yasser Arafat e i “diritti morali e materiali”. Dopo la morte del marito, Suha era andata a risiedere a Tunisi dopo circa dieci anni di residenza a Parigi. “Suha ha provocato forti critiche nella maggioranza dei palestinesi quando ha impedito a membri del governo dell’AP, compreso l’attuale presidente Mahmoud Abbas, di rendere visita al marito mentre era in cura in un ospedale militare di Parigi. In una intervista telefonica furente con il canale della televisione satellitare panaraba Al-Jazeera, Suha ha accusato Abbas e l’allora primo ministro dell’AP Ahmed Qurei di cospirazione per prendere il posto del marito. “Che l’onesto popolo palestinese sappia che una parte di coloro che vogliono ereditare (il posto di Yasser) sta arrivando a Parigi.” Ha gridato in arabo. “Dovete comprendere la portata di questa cospirazione. Vi dico che stanno cercando di sepellire vivo Abu Ammar (nome di guerra di Arafat). Lui sta benissimo e sta andando a casa.” Queste dichiarazioni non vanno dimenticate: spazzano via la teoria complottistica dell’avvelenamento di Yasser Arafat da parte degli israeliani. Che tra l’altro non avevano alcun interesse a colpire il leader palestinese ormai confinato nella Muqatah e caduto in disgrazia per l’abbandono degli USA dopo la scoperta della nave carica di armi, Karine A.