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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Stampa Rassegna Stampa
30.07.2007 Intesa tra Bush e Olmert sulle forniture militari
Israele dovrà conservare la superiorità, nonostante gli aiuti americani alle monarchie del Golfo

Testata: La Stampa
Data: 30 luglio 2007
Pagina: 12
Autore: Maurizio Molinari
Titolo: «Bush promette a Olmert armi per trenta miliardi»

Da La STAMPA del 30 luglio 2007:

Washington recapita a Gerusalemme 30 miliardi di dollari in armamenti con un patto decennale teso a mantenere la superiorità militare dello Stato ebraico in Medio Oriente, bilanciando i 20 miliardi di dollari di aiuti destinati all’Arabia Saudita e ad altre quattro monarchie del Golfo Persico. È stato il premier israeliano, Ehud Olmert, a svelare ieri mattina a Gerusalemme i dettagli dell’intesa «raggiunta a quattr’occhi» durante il recente summit alla Casa Bianca con il presidente americano, George W. Bush. Ma Il patto Usa-Israele sembra andare ben al di là dei tre miliardi di dollari annui - con un aumento del 25% rispetto agli attuali 2,4 - e lo dimostra il fatto che Olmert ha unito all’annuncio anche una dichiarazione personale nelle quale si dice «non contrario» agli ingenti aiuti militari americani per Riad.
È la prima volta che un governo di Gerusalemme non si oppone al rafforzamento strategico del vicino saudita: in passato vi erano state dure proteste tanto con l’amministrazione Carter che con quella di Bush padre per le forniture di jet F-15 e aerei radar Awacs. Ora invece Israele accetta di buon grado l’arrivo negli arsenali del regno wahabita di nuove navi da guerra made in Usa, come l’ultima generazione di missili anti-aerei, Patriot e bombe intelligenti, guidate a distanza verso gli obiettivi prescelti. Quando Olmert dice «non ci opporremo alle forniture Usa all’Arabia Saudita» da un lato conferma il miglioramento dei rapporti informali con Riad, grazie ai quali è stata possibile anche la recente missione ministeriale della Lega Araba a Gerusalemme, e dall’altro svela l’esistenza di un’intesa con Bush sul rafforzamento del dispositivo militare della monarchia wahabita in chiave anti-iraniana. Non a caso, fonti militari israeliane lasciano intendere che le nuovi armi Usa potrebbero essere posizionate nelle zone orientali del regno saudita, di fronte all’Iran, e non in quelle occidentali, in prossimità dello Stato ebraico.
Alla vigilia della nuova missione in Medio Oriente potrebbero essere il segretario di Stato, Condoleezza Rice, e il ministro della Difesa, Robert Gates, ad annunciare il nuovo pacchetto di aiuti che conferma la scelta strategica di Washington di puntare sugli alleati di Riad e Gerusalemme per contenere la crescente influenza strategica dell’Iran, protagonista di un riarmo missilistico testimoniato dalle recenti, ripetute, manovre militari. Resta da vedere quali saranno le reazioni dell’Egitto che, pur mantenendo l’attuale livello di aiuti militari per 13 miliardi di dollari, vede la propria importanza nel mondo arabo di fatto ridotta dalla crescente quota di forniture destinate all’Arabia Saudita.

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