Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
In molti sono pronti a scommettere su Marco Di Porto, trentenne romano al suo esordio narrativo. Tra gli estimatori, Alessandro Piperno, che non solo ha letto per primo questi racconti ma si è prodigato per la loro pubblicazione. Protagonista di Kaddish ’95 è la Roma ebraica: non quella ricca e mondana descritta in “Con le peggiori intenzioni” da Piperno ma la più povera, impegnata ad arrivare alla fine del mese e a osservare i precetti dei padri. Di Porto, che pur giovanissimo ha fatto i mestieri più disparati (dall’autore televisivo all’ufficio stampa della Federazione italiana tabaccai), riesce a descrivere il precariato esistenziale della propria generazione attraverso un’ironia sospesa tra l’Aldo Nove degli esordi e l’anima più nera dell’umorismo ebraico. E mostra come sia possibile coniugare la “sfrontatezza” della vita di oggi con la calma e il silenzio necessari per prepararsi alle preghiere quotidiane. I suoi protagonisti non vivono nei salotti descritti da Piperno, ma all’aria condizionata dei call center e dei centri commerciali. Respirano con il fiato sul collo di un mutuo da pagare vivendo storie di amore e di sfratti ai tempi della Torah.
E, pur subendo ingiustizie di un presente da precari, non dimenticano le ferite di una “memoria” che neppure i nostri tempi (im)mediati sono riusciti a cancellare.