Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Le infondate accuse del professor Coppellotti 20/07/2007
La STAMPA del 20 luglio 2007, pubblica la seguente lettera:
Dopo aver letto la lettera di martedì di Emanuel Segre Amar, figlio di Sion Segre Amar, con il quale ebbi una discussione sulla Stampa il 3 e l’8 maggio 1994, mi trovo costretto a intervenire, perché ancora una volta mi si attribuiscono posizioni che non sono mai state e non sono le mie. Già nella mia lettera dell’8 maggio ‘94, «Olocausto e sfruttamento», nella quale rispondevo a Sion Segre, avevo sostenuto che l’espressione «cosiddetto Olocausto» (antonomasia introdotta nell’uso linguistico dalla stampa anglo-americana del 1942-‘43, come risulta tra l’altro dall’Oxford Dictionary) ha un valore denotativo e non connotativo e non intende assolutamente negare l’esistenza di Auschwitz. In nessuno dei miei scritti e dei miei interventi, nella scuola e fuori della scuola, sui giornali e alla televisione, io ho mai negato l’esistenza di Auschwitz, ma ho al contrario sempre sostenuto, a differenza della Religio Holocaustica dominante, che di Auschwitz bisogna discutere come di tutti gli eventi storici senza farne un evento teologico, un tabù e anche una «clava morale» (Martin Walser, La banalità del bene, 1998) contro il popolo tedesco. Sono al contrario, paradossalmente, proprio le posizioni alla Emanuel Segre Amar, che scambiano volutamente, per motivi politici e ideologici, la necessità di discutere su Auschwitz in modo storico-critico con la sua negazione, che finiscono per negare l’esistenza di Auschwitz, perché impediscono di discutere di Auschwitz con gli strumenti della storiografia e trasformano Auschwitz nel mito fondante della Religio Holocaustica. PROF. FRANCESCO COPPELLOTTI
Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa risposta:
Il professor Coppellotti non si accorge cheè ridicolo far risalire al 1942-43 l'espressione cosiddetto olocausto? Come poteva allora avere il valore che aveva per mio Padre?
Ed infine, nelle sue osservazioni a me, dimostra di non aver capito proprio nulla della mia lettera. Io contesto la deformazione del pensiero di mio Padre, non voglio introdurmi in una polemica nella quale non sento di avere nulla da aggiungere a quanto già mio Padre scrisse, e tanti altri hanno recentemente confermato. E quindi le sue accuse a me sono del tutto infondate. Manuel Segre Amar
A questo link la lettera qui si riferiscono le due precedenti