Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Il "cosiddetto Olocausto" di Sion Segre Amar non è quello dei negazionisti una lettera di Antonio Caracciolo, per imbrogliare le carte
Testata: La Stampa Data: 16 luglio 2007 Pagina: 32 Autore: Antonio Caracciolo Titolo: «Né antisemita né negazionista»
La STAMPA del16 luglio 2007 riporta una lettera di Antonio Caracciolo sul negazionismo che fa riferimento all'articolo che, con la nostra critica, si può trovare a questo link.
Caracciolo per giustificare l'espressione "cosiddetto Olocausto", da lui adoperata, chiama in causa Sion Segre Amar. Lo "storico ebreo" scrive Caracciolo "non è mai stato bollato ch’io sappia come «negazionista» e di riflesso «antisemita»" . Ma l'espressione "cosiddetto Olocausto" esprimeva soltanto le riseve di Segre Amar circa l'uso di una parola dalle risonanze religiose (l'"olocausto", nella Bibbia, è un sacrificio , nel quale la vittima viene totalmente consumata nel fuoco), non una messa in dubbio della storicità dello stermino nazista o della veridicità delle testimonianze dei sopravvissuti.
Che è quanto fanno i negazionisti che Caracciolo ritiene siano ingiustamente "diffamati" da chi attribuisce alle loro farneticazioni il valore che hanno. Quello di falsificazioni della storia e di espressioni del pregiudizio antisemita.
Ecco il testo della lettera:
Mi dispiace dover ritornare sull’articolo di Marco Ventura «Alt ai Negazionisti», dell’11 luglio, seguito da una sua replica a una mia precedente lettera da voi pubblicata il 13 luglio. L’espressione «cosiddetto Olocausto», a me imputata in replica da Marco Ventura come principale prova di un «negazionismo» mio malgrado, è usata da me nello stesso senso in cui la usò sulla Stampa del 3 maggio 1994 il noto storico ebreo Sion Segre Amar nel corso di una discussione sorta con il professor Francesco Coppellotti. Concordo pienamente con lo storico ebreo, che per questo non è mai stato bollato ch’io sappia come «negazionista» e di riflesso «antisemita». Ribadisco che a mio avviso il termine «negazionismo» non ha senso scientifico, ma è un concetto costruito a scopo denigratorio e diffamatorio. In tal senso e in ogni altro senso respingo nettamente ogni qualificazione di «negazionista» che a me si voglia a forza attribuire. Se Marco Ventura vuol conoscere il contenuto delle teorie cosiddette negazioniste deve rivolgersi a quegli autori come Faurisson, ai quali vengono attribuite, ma che però non si vuol in alcun modo lasciar parlare, facendo ricorso alla violenza fisica e a leggi liberticide e incostituzionali. Non sono né il portavoce né l’interprete autorizzato di Faurisson o di altri, che da cultore di filosofia del diritto vorrei potessero avvalersi del diritto di poter manifestare il proprio pensiero, quale esso sia e senza che esso in quanto pensiero possa venir criminalizzato. ANTONIO CARACCIOLO DIPART. DI TEORIA DELLO STATO
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