Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Al Qaeda e i talebani veri responsabili delle vittime civili in Afghanistan interviste a Richard Pearle e Zalmay Khalilzad
Testata:Corriere della Sera - La Repubblica Autore: Ennio Caretto - Vincenzo Nigro Titolo: ««Accuse in mala fede: l'America fa di tutto per non colpire innocenti» -"Le armi possono sbagliare obiettivi ma i Taliban usano scudi umani"»
Dal CORRIERE della SERA del 3 luglio 2007(pagina 6), un'intervista a Richard Pearle:
WASHINGTON — Per l'ex sottosegretario alla Difesa e leader neocon Richard Perle, è in malafede che si accusano gli Usa delle stragi dei civili in Afghanistan. La guerra afghana, dichiara, è condotta dall'Onu e dalla Nato, non unicamente dall'America, contro il terrorismo, in difesa di un governo legittimamente eletto. E il Pentagono fa del suo meglio per ridurre al minimo le perdite di vite innocenti. Di più: se Paesi come l'Italia permettessero alle truppe di partecipare ai combattimenti, i blitz aerei diminuirebbero. Al telefono dalla Francia dove trascorre le vacanze, Perle auspica che la conferenza di Roma denunci non gli Usa, bensì Al Qaeda e i talebani, «veri responsabili delle vittime civili». Non servirebbe maggiore prudenza? «E' molto difficile. Non è il conflitto vinto dall'Alleanza del Nord con il nostro aiuto nel 2001. È un conflitto nuovo scatenato da Al Qaeda e dai talebani, che si nascondono tra i civili per provocarne la morte. Una tragedia da essi programmata per delegittimare non solo il governo Karzai ma anche la comunità internazionale. Non si può non rispondere a questa sfida. A differenza del nemico, l'America rispetta i diritti umani». La conferenza internazionale sull'Afghanistan proposta da d'Alema non fornisce una via d'uscita? «Conferenza con chi? Con i terroristi? Essi vanno isolati. L'Onu, la Nato, l'America, l'Italia — riconosco questo vostro merito — sono impegnati in uno storico sforzo di pacificazione e ricostruzione del Paese. Se Al Qaeda e i talebani volessero parteciparvi basterebbe che deponessero le armi. E invece intensificano il conflitto, come è accaduto in Iraq. Se limitassimo le operazioni militari faremmo il loro gioco». È per questo che critica l'Italia? «Sul piano militare, sì. Io credo che i comandanti delle vostre truppe in Afghanistan siano pronti a scendere in battaglia ma i vostri politici glielo impediscono. È ingiusto, perché così si addossano oneri eccessivi agli alleati che combattono, Gran Bretagna, Canada, Olanda. Occorrono più soldati sul terreno, anche in funzioni civili come presidiare i villaggi o tenere aperte le scuole. I bombardamenti risolvono i singoli scontri ma poi il nemico riappare». Che cosa si potrebbe fare sul piano politico? «Premere sui Paesi della regione, innanzitutto Pakistan e Iran, perché si schierino contro il terrorismo. Più si tergiversa, in Europa in particolare, e peggio sarà».
Dalla REPUBBLICA (pagina 6)un'intervista a Zalmay Khalilzad:
ROMA - «In Afghanistan i soldati americani fanno del loro meglio per non colpire i civili, ma accade qualche volta che le armi sbaglino obiettivo: la guerra non è una scienza perfetta. Ma non dimenticate una cosa: i Taliban, gli altri terroristi usano i civili come scudi umani». Sono le parole di Zalmay Khalilzad, ambasciatore Usa alle Nazioni Unite. Poi l´ambasciatore di Bush aggiunge: «Se vogliamo conquistare i cuori e le menti degli afgani, la gente deve vedere che la situazione migliora, dobbiamo lavorare perché le condizioni economiche e generali dell´Afghanistan migliorino. Ecco perché gli Usa apprezzano moltissimo il lavoro che l´Italia sta facendo come nazione-guida nel settore della Giustizia: dal successo di queste riforme dipende la stabilità dell´Afghanistan e della regione». Khalilzad è un uomo che l´Afghanistan lo conosce bene: perché ci è nato e perché prima che a Bagdad e a New York, è stato ambasciatore di Bush a Kabul. «Fui il primo inviato del presidente a sbarcare a Kabul, dopo la liberazione dai Taliban. Le differenze già sono enormi. Quando arrivai andavano a scuola 900 mila bambini, oggi sono 5 milioni. Quando arrivai gli svedesi regalarono dei telefoni per permettere agli uffici delle amministrazioni afgane di parlarsi: oggi ci sono 2,7 milioni di cellulari. Ma non basta, dobbiamo continuare a lavorare per il Paese avendo chiaro che stabilizzare l´Afghanistan è strategico per l´intera regione che va da Kabul al Marocco. Oggi la sfida del terrorismo di Al Qaeda viaggia in quella fascia e non possiamo fallire». Ieri Khalilzad ha visto un gruppo di giornalisti nell´ambasciata di Via Veneto. Le prime domande sono state sulle vittime civili, sugli errori degli attacchi aerei. «Non so se si sta lavorando a una proposta per le compensazioni nei riguardi delle vittime civili, ma è certo che dobbiamo fare ciò che è opportuno. Inoltre, i comandanti militari americani adottano una certa flessibilità nell´assistenza della popolazione nelle aree colpite. In queste operazioni militari ci sono volte in cui i civili vengono coinvolti, nonostante i militari facciano del loro meglio per evitarli. È sempre più necessario migliorare il coordinamento tra le varie amministrazioni». Ambasciatore, l´Iran è una paese strategico nella regione: a Roma ha intenzione di vedere l´inviato di Teheran? «Non ho nessun piano per incontrare funzionari iraniani, ma sappiamo bene qual è l´importanza degli stati della regione per il futuro dell´Afghanistan. Al Consiglio di sicurezza stiamo valutando la possibilità di nominare un inviato dedicato ai contatti con gli stati della regione. L´Onu ha già un inviato a Kabul, la discussione è sulla possibilità di affiancargli un funzionario per l´area». Far funzionare la giustizia, cos´altro è necessario? «Migliorare il lavoro sulle forze di polizia. La questione è come creare una forza di polizia, magari federale; stiamo studiando anche il modello dei Carabinieri, e bisogna capire come far convivere una forza nazionale con le entità locali o regionali. Per questo è importante l´impegno della Ue sulla polizia e il lavoro dell´Italia nel settore della Giustizia».