Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
In seguito alla nostra critca, qui riportata, abbiamo ricevuto dall'auore dell'articolo "La lunga ombra di Auschwitz E’ ancora possibile fare Storia?", la seguente lettera, che volentieri pubblichiamo, con una risposta:
Gentile Redazione,
ringrazio per l'attenta lettura del mio articolo su Finkelstein pubblicato su "L'Opinione". Peraltro, io sono un pensatore libertario ed avete perfettamente interpretato il mio attacco verso lo Stato, l'anarchia che difendo tuttavia non è certo quella armata e meno che mai l'industria dei senza-Stato (assai lucrativa) dei Palestinesi. L'unica questione che sollevo: ma siete sicuri -- e se mai su quali basi scientifiche fondate le vostre obiezioni -- che Finkelstein nei suoi numerosi libri, ma soprattutto ne "L'industria dell'Olocausto", abbia fatto solo propaganda e non ricerca seria? Che cosa si è inventato circa la miliardaria -- in dollari -- industria dei risarcimenti, ad esempio? Spero che sia reso pubblico il dossier contro di lui di Dershowitz, così capiremo meglio se ha detto il falso. E' anche possibile questo.