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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Stampa Rassegna Stampa
20.06.2007 L'incontro a Washington tra Bush e Olmert
nellal corrispondenza di Maurizio Molinari

Testata: La Stampa
Data: 20 giugno 2007
Pagina: 14
Autore: Maurizio Molinari
Titolo: «"Subito la pace con Abu Mazen"»

Dalla STAMPA di oggi, 20/06/2007, l'incontro tra il presidente Bush e Ehud Olmert a Washington, nella corrispondenza di Maurizio Molinari, a pag.14 dal titolo " Subito la pace con Abu Mazen".

CORRISPONDENTE DA NEW YORK
Forte sostegno ad Abu Mazen, nessuna concessione ad Hamas, moniti all’Iran: si è concluso con queste convergenze il summit della Casa Bianca fra George W. Bush ed Ehud Olmert, segnato dalla crisi innescata dal colpo di mano delle milizie islamiche a Gaza. Entrambi i leader hanno sottolineato di guardare al presidente palestinese come a un interlocutore per una pace stabile in Medio Oriente. «Sono pronto a incontrarlo ogni mese e anche settimana ma ultimamente vi erano state difficoltà, ora speriamo siano superate» ha detto il premier israeliano, rinnovando l’impegno a intavolare subito un negoziato mirato ad arrivare alla soluzione dei «due Stati in pace e sicurezza».
Il presidente americano ha riportato a Olmert quanto Abu Mazen gli aveva detto 24 ore prima, innescando un nuovo forcing diplomatico sul quale Washington conta per bruciare le tappe verso un trattato di pace fra Israele e il nuovo Stato di Palestina. «Abu Mazen è il presidente di tutti i palestinesi e una voce ragionevole fra gli estremisti» ha aggiunto Bush, definendo il neo-premier Salam Fayyad «una buona persona». «Voglio rafforzare i moderati quanto il presidente Bush» ha sottolineato Olmert, riassumendo una convergenza tanto forte quanto l’intesa a non fare alcuna concessione nei confronti di Hamas. In proposito l’inquilino della Casa Bianca è stato esplicito: «E’ Hamas che ha attaccato il governo di unità nazionale, hanno scelto la violenza ed è a causa di quanto hanno fatto che si è verificata l’attuale situazione in Medio Oriente». E’ una posizione condivisa dai Paesi arabi più vicini all’Occidente. «La Lega Araba è d’accordo nel riconoscere la legittimità del presidente palestinese - ha detto il ministro degli Esteri saudita, Saul al Faisal, alla tv Cnn - perché era stato lui a nominare il governo, il primo ministro Haniye doveva la legittimità all’investitura ricevuta».
Dietro la convergenza fra Washington, Gerusalemme e Riad c’è una comune lettura di quanto sta avvenendo in Medio Oriente. Bush, tanto nel caso degli Hezbollah libanesi che dei palestinesi di Hamas e della guerriglia irachena, vede una regia dell’Iran e ha colto l’occasione della visita di Olmert per mandare un esplicito monito a Teheran: «Se fossi un cittadino israeliano anche io sarei molto preoccupato per la mia sicurezza vedendo l’Iran che da un lato cerca di ottenere l’arma nucleare e dall’altro minaccia il mio Paese di distruzione». Ai giornalisti israeliani che gli chiedevano se avesse rinunciato all’opzione militare per impedire a Teheran di avere l’atomica, il presidente americano ha risposto: «La situazione non è mutata, tutte le opzioni restano sul tavolo».

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