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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Una lettera inviata al Corriere della Sera 18/06/2007

Una lettera inviata al Corriere della Sera
Qui l'articolo al quale la lettera si riferisce:

Gentile Dr. Romano,

 

lei sembra non voler mai vedere la realtà mediorientale per quella che è, ma solo per alcuni suoi aspetti conseguenti. Il contrabbando di armi è stato continuativo dal disimpegno israeliano dalla Striscia di Gaza. Le armi si pagano con i contanti, così la corruzione alla frontiera egiziana, non con le promesse. Più di 3000 razzi Qassam lanciati contro le città e kibbutzim del sud di Israele, non costano? Soldi per le armi ci sono, ma non per il popolo?!! Ma chi ci crede ancora? Perché non ammette che l’odio per Israele, l’intenzione di annientarlo, è stato ed è il primo ed unico reale handicap dei palestinesi? E se Hamas avesse riconosciuto i 3 punti essenziali: cessazione del terrorismo, riconoscimento di Israele, riconoscimento degli accordi fino ad allora raggiunti tra Israele e AP, non solo non ci sarebbe stato boicottaggio, ma già la Striscia di Gaza sarebbe diventata la prova di una volontà e capacità di creare i presupposti per uno stato palestinese. Cordialmente, Danielle Sussmann

 


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