Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Senza entrare nel merito del dibattito su che cosa sia effettivamente la letteratura ebraica - degli ebrei? In ebraico? Sugli ebrei?... - certo è che la Diaspora ha conferito allo scrivere d'Israele uno spazio formidabile. Sconfinato nel senso letterale della parola. Per altro verso, la creazione dello stato d'Israele non ha contratto bensì dilatato tale spazio, creando nuovi incroci fra storie, atmosfere, esperienze più o meno vissute. Sami Michael è fra i grandi scrittori d’Israele. E’ un uomo attempato e asciutto, con dentro gli occhi un'infinita pazienza. Il suo ebraico parlato ha una cadenza lenta e melodica, assai elegante. A chi non conosce questa lingua, pare di sentire l'arabo: Sami Michael è infatti nato a Baghdad nel 1926 e, pur vivendo in Israele sin dal 1948, non ha perduto il suo accento. E' considerato il maggior esponente della letteratura israeliana «orientale», cioè non ashkenazita. Victoria, pubblicato da Giuntina (trad. di Antonio di Gesù, pp. 365, e17) è un romanzo sulla Baghdad ebraica del primo Novecento: un luogo traboccante di atmosfere e sentimenti potenti, di donne sottomesse che pure sanno bene quello che desiderano. Michael è maestro nel dare colore e sostanza vitale alla storia, senza mai cadere nella ridondanza.