Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Sul boicottaggio promosso dai giornalisti inglesi 04/05/2007
A proposito della lettera sul boicottaggio di Israele promosso dall'Associazione dei giornalisti inglesi e della risposta di Sergio Romano (riportate da Informazione Corretta qui) riceviamo e volentieri pubblichiamo queste riflessioni indirizzate all'autore della lettera:
Strane cose, leggo sul Corriere della Sera (edizione argentina), in una sua convinta lettera al Sig. Romano.
Da una parte, lei da per scontato che sia giusto castigare Israele, senza avanzare nemmeno il minimo dubbio sul fatto che le azioni israeliane -anche le più discutibili- forse sono la diretta conseguenza della volontá ripetuta fino alla nausea dall'estremismo arabo / palestinese, di buttare in mare a tutti gli israeliani.
Poi, per le stesse ragioni, mostra la sua convinzione che siano i giornalisti britannici ad avere ragione, e, manco come ipotesi o controprova, che siano i giornalisti italiani ad essere -non dico più saggi- ma al meno più cauti, meno presi dalla consolidata furia antiebraica dei suoi colleghi nord-europei.
Israele colpevole, sempre; palestinesi vittime, sempre, si è trasformato in uno dei più malvagi luoghi comuni della politica internazionale dell'ultimo mezzo secolo, e la sua lettera -così innocentemente convinta- è una disarmante prova.
(E come spiega il proprio Romano, i giornalisti di parte, non sono giornalisti).