lunedi` 13 aprile 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



Clicca qui






 
Giorgia Greco
Libri & Recensioni
<< torna all'indice della rubrica
Giovanni Codovini Storia del conflitto arabo israeliano palestinese 03/05/2007

Storia del conflitto arabo israeliano palestinese     Giovanni Codovini

Bruno Mondadori                                                             Euro 16,00

 

 

 

Lo studio di Giovanni Codovini, Storia del conflitto arabo israeliano palestinese, è ora riproposto con un nuovo capitolo sull’uso pubblico della storia, che non compare nella prima edizione dell’opera. La Storia di Codovini è articolata in sei capitoli cui segue un notevole contributo di documentazione originale, commentato non con uno stile bolso, come spesso accade in studi di questo genere, ma con un’acribia tipica del grande storico e piena di vigore.

 

L’uso pubblico della storia, quindi. Uno spettro sempre ingombrante e atroce. Alcuni storici e molti politici, infatti, hanno addirittura messo in dubbio l’esistenza di un popolo palestinese. Su questo interrogativo si sono basate anche le politiche pubbliche dello Stato d’Israele.

 

Golda Meir, ad esempio, riprese questo tema.

 

La rilettura della storia del Novecento in questa chiave interpretativa, è stata portata avanti dal 1917 (anno della dichiarazione di Lord Arthur James Balfour) dalla politica e dalla storiografia israeliana come arma di delegittimazione. La cosiddetta “Dichiarazione Balfour” è epocale nonostante la brevità del testo. Il ministro degli Esteri inglese Balfour scrisse a Lord Edmond James de Rothschild, che era il vice presidente onorario dell’organizzazione sionistica mondiale, una promessa per la nascita di un “focolare nazionale ebraico in terra di Palestina”, posto però a una condizione: che fossero garantiti i diritti, in particolare religiosi, delle popolazioni esistenti in Palestina.

 

Dal 1917, tuttavia, la storia, sul fronte mediorientale, diventata essa stessa terreno di grandissimo scontro.

 

Caso emblematico è la vicenda dei profughi, giocata sui numeri. Gli storici palestinesi insistono sui sei-settecentomila profughi espulsi nel 1948. Benny Morris in Righteous Victims è tra i pochi storici israeliani ad affrontare, documenti alla mano, la situazione altrimenti ignorata. Codovini riporta un documento dei servizi segreti israeliani, che anche Morris cita insieme alla storiografia filo-palestinese, riguardante il cosiddetto piano di espulsione di Weitz che parla di 391mila profughi.

 

Le quantità sono differenti, insomma,ma su queste si gioca la ricostruzione dell’immaginario collettivo palestinese e israeliano.

 

 

Roberto Coaloa

 

Il Sole 24 Ore

 

 


Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT